Immagini inedite e dettagli nascosti nei dipinti di Primo Conti

Ripristinati i colori e i componenti ingialliti e alterati delle opere ospitate dal museo al piano terra di Villa Le Coste a Fiesole

Muriel Vervat al lavoro su un dipinto di Primo Conti
Laura Lombardi |  | Firenze

È giunta a conclusione l’importante lavoro di restauro e conservazione della collezione dei dipinti di Primo Conti, conservati nel museo situato al piano terra di Villa Le Coste a Fiesole, sede dal 1980 della Fondazione Primo Conti, voluta dall’artista e ora presieduta da Gloria Manghetti. Inaugurato nel 1987, un anno prima della morte dell’artista (nato a Firenze nel 1900), il museo, oltre a ospitare uno dei maggiori archivi sulle avanguardie storiche del XX secolo (in costante crescita nello spirito che aveva animato il Maestro), permette di seguire, attraverso 66 opere, l’intero percorso creativo di Conti e il legame con le vicende artistiche novecentesche italiane e europee.

Si va dall’«Autoritratto», dipinto a soli 11 anni, e dai primi studi giovanili sulla figura umana, agli interessi precoci per l’arte fauve, con la tensione che poi sfocerà nella stagione della scomposizione e ricomposizione futurista; fino a giungere alle prove astratte della maturità, e al 1984, quando compaiono formati di grandi dimensioni («Risveglio» o «Filo a piombo»).

I dipinti non erano mai stati oggetto di uno specifico intervento di restauro: questo è stato realizzato tra il 2022 e il 2023, grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e affidato a una professionista quale Muriel Vervat che ha eseguito un capillare intervento sui supporti e sui colori delle singole opere. Il titolo del progetto, «I colori di Primo Conti», rimanda alla importanza che il colore svolge nella produzione dell’artista; come spiega Vervat, «nel mondo di Primo Conti il colore è tutto, anche le parole del mondo esterno portate dai giornali quotidiani. Il giornale è dipinto, immesso nelle nature morte tra frutta e fiaschi di vino, ritagliato a formare un collage oppure inglobato a pezzetti nell’impasto corposo dei suoi dipinti».

Tuttavia i colori negli anni mutano e ingialliscono sotto la vernice alterata; nel caso del «Saltimbanco» del 1918, opera composta di carta di vario tipo e spessore, e frammenti di giornali, incollati spesso in modo da sovrapporsi, la carta oltre a ingiallire, si presentava irrigidita e deformata, creando bolle. Frequenti anche le cadute di pellicola pittorica, a volte proprio in zone centrali della tela, come in «Dimostrazione interventista» del 1915, in corrispondenza del lampione.

Nel suo complesso, l’iniziativa è stata infine l’occasione per compiere un accurato studio pilota sull’arte di Conti, realizzato grazie alla preziosa collaborazione con il gruppo di Spettroscopia Applicata ai Beni Culturali dell’Istituto di Fisica Applicata «Nello Carrara» del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ifac-Cnr) di Firenze, diretta da Marcello Picollo. Le analisi, eseguite con metodologie non invasive, oltre ad offrire nuovi elementi di conoscenza sui materiali e le tecniche, hanno svelato, spiega Picollo, «immagini inedite e dettagli nascosti dagli strati pittorici oggi visibili».

© Riproduzione riservata «Autoritratto con sciarpa» di Primo Conti
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