Il volto perduto della Roma medievale

A Palazzo Braschi oltre 160 pezzi ricostruiscono il tessuto della città dal VI secolo al 1300, spazzato via dalle grandi trasformazioni susseguitesi dal Rinascimento al ’900

Una veduta dell’allestimento. Foto Monkeys Video  Lab
Arianna Antoniutti |  | Roma

Da oggi al 5 febbraio, la mostra «Roma medievale», a Palazzo Braschi, invita a scoprire «il volto perduto della città». Così difatti recita il sottotitolo dell’esposizione, promossa dalla Sovrintendenza capitolina ai beni culturali, in collaborazione con la Sapienza Università di Roma, e curata da Anna Maria D’Achille e Marina Righetti.

Ciò che è andato perduto, o che rimane ancora celato, è il tessuto medievale della città di Roma, travolto dai flutti rinascimentali e barocchi, e poi dalle grandi trasformazioni urbanistiche dell’Otto-Novecento. Oltre 160 pezzi tra mosaici, affreschi e opere mobili ricostruiscono l’immagine non solo delle chiese e dei palazzi medievali, ma anche del contesto urbano.

Gli estremi temporali della mostra partono dall’età di papa Gregorio Magno (VI sec.) fino al primo Giubileo del 1300. Otto secoli di storia illustrati da nove nuclei tematici, come la devozione popolare, i papi del Medioevo, i grandi centri del culto romano: San Pietro, San Paolo fuori le mura, Santa Maria Maggiore e il Laterano, prima basilica cristiana e sede dei pontefici per mille anni.

«Il Medioevo a Roma ha un volto realmente frammentato, che si ricostruisce con incredibile difficoltà, sottolinea Marina Righetti, cui si deve il progetto scientifico dell’esposizione. Soprattutto il Cinquecento, pensiamo ad esempio alla Roma di Sisto V, e poi l’Ottocento e il Novecento hanno letteralmente spazzato via quanto restava delle tracce medievali. Ci sono aree della città, come l’Altare della patria, via della Conciliazione, i Fori imperiali, che sono state interamente devastate con la conseguente perdita di un’incredibile quantità di opere d’arte. Gli stessi scavi archeologi di Giacomo Boni al Foro romano, interessati alla riscoperta della sola antichità classica, hanno distrutto del tutto le preesistenze.

Con questa mostra vogliamo presentare non solo opere e oggetti sopravvissuti alla sistematica cancellazione, ma soprattutto vogliamo invitare a riscoprire la città. La mostra si chiude difatti con una sorta di mappa, quasi un indirizzario romano, che sprona il visitatore a mettersi in viaggio e in cammino verso i punti salienti della storia medievale nell’Urbe. Molto Medioevo c’è ancora ma è, per così dire, avviluppato dalle strutture dei secoli successivi, come accade, ad esempio, ai mosaici delle navate e dell’abside in Santa Maria Maggiore. Qui è necessario compiere uno sforzo di immaginazione per recuperare il Medioevo. Cosa che, invece, al Laterano è impossibile, perché lì il Patriarchio lateranense è stato completamente demolito. Di questa struttura straordinaria, che richiamava le costruzioni imperiali di Costantinopoli, è ora difficile ricostruire l’aspetto originario
».

Un’opera in mostra per lei particolarmente significativa?
Sicuramente i paramenti di Bonifacio VIII da Anagni che, al Museo della Cattedrale, si vedono sempre attraverso pesantissimi vetri. Averli qui e poterli ammirare sarà un’emozione incredibile: sono tessuti di straordinaria bellezza. Allo stesso modo si potranno vedere opere provenienti dall’antica basilica costantiniana di San Pietro. È quel poco che resta di San Pietro perché, lo dico da medievista, il cantiere iniziato da Giulio II per l’edificazione della nuova basilica è l’evento che ha arrecato i danni maggiori all’immagine del Medioevo a Roma. L’ambone di Bonifacio VIII, l’oratorio di Giovanni VII, tutto è stato ridotto in pezzi. Rimangono questi magnifici frammenti che colti prelati hanno salvato, o descritto nei loro codici. Molti di questi preziosi prestiti provengono da istituzioni ecclesiastiche, che hanno contribuito, insieme al Fec e alle Soprintendenze, alla riuscita della mostra.

Nel grande salone di Palazzo Braschi avete ricreato un’ideale chiesa medievale.
Abbiamo cercato di ricostruire non lo spazio di una chiesa, ma il suo arredo liturgico, con lastre di pulpiti, recinzioni in marmo, reliquiari, frammenti di affreschi, un grande crocifisso e un rosone, frutto di un recente ritrovamento. Infine, dalle Case Romane della basilica dei SS. Giovanni e Paolo, avremo dei bacini ceramici che ornavano il campanile della chiesa, pezzi di origine islamica assolutamente strepitosi.

© Riproduzione riservata Una veduta dell’allestimento. Foto Monkeys Video Lab
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