Il termometro del mercato: Yinka Shonibare

Dopo l’exploit nel 2017-18 e la decrescita nel 2019, nel 2021 parte la ripresa del mercato dell’artista nigeriano, famoso per i suoi manichini in coloratissimi abiti settecenteschi e il suo generoso sostegno ai colleghi giovani

Una veduta della mostra «Yinka Shonibare CBE. End of Empire», Museum der Moderne di Salisburgo © Museum der Moderne Salzburg. Foto Rainer Iglar
Alessia Zorloni e Cristina Badelita |

La mostra. Il 2021 si sta rivelando un anno proficuo per l’artista nigeriano Yinka Shonibare Commander of the Order of the British Empire (CBE), insignito del prestigioso premio Art Icon, promosso dalla Whitechapel Gallery di Londra e protagonista di un’ampia retrospettiva al Museum der Moderne di Salisburgo, in corso fino al 3 ottobre. Dal 22 settembre inoltre si occupa della curatela della Summer Exhibition, in mostra fino al 2 gennaio 2022 alla Burlington House di Londra. Svoltasi ininterrottamente dal 1769, la Summer Exhibition è la più grande mostra d’arte al mondo aperta a tutti gli artisti, famosi, sconosciuti o emergenti, organizzata dalla Royal Academy britannica.

La poetica. La pratica artistica di Yinka Shonibare (Londra, 1962) si muove in un’ottica interdisciplinare, traendo ispirazione dalla storia dell’arte e dalla letteratura occidentale, per indagare la cultura e l’identità nel mondo contemporaneo. Attraverso l’uso di diversi media come pittura, disegno, scultura, fotografia e video, Shonibare esplora il concetto di autenticità dell’arte africana. Le sue installazioni sono composte da manichini e immagini teatrali in abiti rococò realizzati con stoffe batik dai colori vivaci, nelle quali viene curato ossessivamente l’aspetto estetico. Nell’opera di Yinka Shonibare il tessuto diventa metafora esistenziale dell’Africa e dei suoi rapporti con l’Europa. Una storia fatta di supremazia, schiavismo, colonialismo e postcolonialismo, diaspore e migrazioni, ma anche di affascinanti e bizzarre connessioni globali. Forte sostenitore delle giovani generazioni di artisti in Gran Bretagna e in Africa, Shonibare supporta gli artisti attraverso la sua fondazione, la Yinka Shonibare Foundation, istituzione che mira a promuovere lo scambio artistico e culturale tra l’Africa e il resto del mondo, attraverso un ambizioso programma di residenze d’artista in Nigeria.

Il mercato. Con la partecipazione a Documenta11 nel 2002 e la vincita del Turner Prize nel 2004, Shonibare entra a pieno titolo nel mercato dell’arte internazionale. Se le prime opere iniziano a circolare in asta in quegli anni è solo dal 2007 che l’artista comincia ad attirare l’attenzione dei collezionisti. Con un fatturato totale di circa 4 milioni di dollari e 78 lotti venduti, il mercato secondario di Shonibare ha avuto un andamento molto variabile negli anni, registrando un aumento esponenziale nel 2017 per poi decrescere vertiginosamente nel 2019. Nel biennio 2017-18 vengono aggiudicati la metà dei suoi 10 top lot, tra cui il suo record d’asta, «Girl Balancing Knowledge» (2015), battuto da Christie’s a Londra per 263.775 dollari.

I lavori più richiesti. I lavori più richiesti dal mercato sono le installazioni scultoree realizzate tra il 2005 e il 2018, composte da manichini senza testa, abbigliati in stile rococò e posizionati in bilico su globi colorati, monocicli e sedie ribaltate, come a far riferimento alla sua disabilità. A 18 anni, infatti, Shonibare contrasse la mielite trasversa, un’infiammazione del midollo spinale che gli ha provocato una disabilità fisica progressiva, al punto da costringerlo sulla sedia a rotelle. A parte i lavori emblematici, che hanno raggiunto prezzi a sei cifre, la produzione di Shonibare è acquistabile anche per poche migliaia di dollari, in particolare le stampe, i multipli e le litografie. L’artista vive e lavora a Londra ed è rappresentato dalla Stephen Friedman Gallery (Londra), dalla James Cohan Gallery (New York), e dalla Goodman Gallery (Johannesburg, Città del Capo e Londra).

© Riproduzione riservata Yinka Shonibare. Foto Marcus Leith Ra Una veduta della mostra «Yinka Shonibare CBE. End of Empire», Museum der Moderne di Salisburgo © Museum der Moderne Salzburg. Foto Rainer Iglar
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