Il teatro colorato delle cose di Alessandro Mendini

Al Madre la ricostruzione della ricerca del designer e architetto milanese

Olga Scotto di Vettimo |  | Napoli

«Alessandro Mendini: piccole fantasie quotidiane», al Madre fino al 7 giugno, è la prima mostra che un museo pubblico italiano dedica alla ricostruzione della complessa e poliforme ricerca del designer e architetto milanese scomparso nel 2019. L’esposizione, prodotta dalla Fondazione Donnaregina, in collaborazione con Elisa e Fulvia Mendini e l’Atelier Mendini, presenta opere, prototipi, disegni e bozzetti, documentazioni di performance, oggetti industriali ed elementi d’arredo, organizzati secondo una sequenza tematica che attraversa oltre cinquant’anni di attività.

«Siamo partiti dall’idea di voler restituire la grande capacità di Mendini di creare nel tempo nuovi alfabeti visivi, sempre tesi a catturare, elaborare e rinnovare le immagini del mondo in un continuo esercizio disegnativo, scultoreo e progettuale, e trascrivere espositivamente questa mobilità del linguaggio di Alessandro», chiarisce Gianluca Riccio, curatore della mostra assieme ad Arianna Rosica, la quale sottolinea che «L’altro aspetto su cui la mostra insiste è la teatralità del linguaggio mendiniano: l’idea del design come di un teatro delle cose. In questa visione gli oggetti sono pensati e vissuti come i protagonisti di uno spettacolo: portati in scena (domestica, museale o urbana) e fatti agire dai fruitori, dai visitatori e dai cittadini».

Un percorso che rilegge la ricerca di Mendini a partire dal periodo Radical, quindi dalla prima metà degli anni Settanta, anni in cui fu direttore della rivista «Casabella», prosegue con l’esperienza di Alchimia della seconda metà di quel decennio, poi con il periodo postmoderno e si conclude con il più recente recupero della storia e dalla tradizione mescolate alla componente letteraria. La mostra ricostruisce anche il rapporto con Napoli, città in cui Mendini ha realizzato significativi progetti.

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