Il secolo coloratissimo dei genovesi

L’imperdibile occasione di ammirare le collezioni Carige in una prossima mostra

Domenico Fiasella, «Ester e Assuero». © Fondazione Carige
Anna Orlando |  | Genova

Un palazzo cinquecentesco apre eccezionalmente le porte. Capolavori di due collezioni bancarie normalmente precluse alla vista. Un gruppo di specialisti per l’aggiornamento critico delle opere. Sono i tre ingredienti della mostra «Genova Pittrice. Capolavori dell’Età Barocca nelle Collezioni di Banca e Fondazione Carige», visibile dal 2 ottobre al 30 aprile 2022. Per la prossima edizione di Invito a Palazzo, iniziativa culturale promossa dall’ABI, e per l’appuntamento digitale dei Rolli Days (8-10 ottobre), Banca Carige conferma la propria presenza con eventi su misura per due manifestazioni nate entrambe per offrire visite eccezionali al patrimonio nascosto.

Nella fattispecie il patrimonio è quello dell’istituto di credito, unito a quello dell’omonima Fondazione da cui riceve ospitalità nella sede di Palazzo Doria Carcassi, in faccia al moderno edificio della Banca. Per l’occasione Marie Luce Repetto ha ricostruito tutti i passaggi di proprietà e le fasi costruttive del Palazzo (dai Doria ai Garbarini, da Filippo Spinola di Tassarolo ai De Fornari e infine ai Carcassi), ripercorrendo gli ambienti segnati dalle varie epoche: affreschi cinquecenteschi, stucchi settecenteschi di un raffinato «barocchetto genovese», decori di inizio Ottocento.

Qui, sala dopo sala, sono state selezionate le opere dalle due raccolte: 33 dipinti (24 della Banca e nove della più giovane collezione della Fondazione) e un raro arazzo di Jan Raes il Giovane, databile al secondo quarto del XVII secolo, che resta nella sua sede abituale dominando il salone del piano nobile. Il prezioso panno con la scena di «Vertumno e Pomona», studiato da Agnese Avena, accoglie il visitatore all’inizio del percorso espositivo, che si dipana come un viaggio nella pittura ligure del cosiddetto «Secolo dei genovesi», da metà Cinquecento alla metà del XVII secolo, con importanti appendici settecentesche grazie ad artisti come Alessandro Magnasco, di cui la banca possiede un pendant proveniente dalla collezione di Angelo Costa.

Ben 7 i dipinti Costa in una mostra che, presentando anche 5 opere dalla storica collezione dei Doria di Strada Nuova, traccia e aggiorna un capitolo di storia del collezionismo. Il catalogo Sagep (144 pp., 45 €) è il numero 3 della collana «Carte d’Arte. Studi e riscoperte di Collezionismo a Genova», ideata e diretta da chi scrive con Agnese Marengo, e presenta un’accurata disamina della voce «provenienza» per ciascuna opera, unitamente alla schedatura sintetica completa di tutte le 39 opere che costituiscono il patrimonio artistico della Fondazione e dei due più consistenti nuclei di Banca Carige, ossia i dipinti già Doria e già Costa.

Se il volume offre importanti spunti per gli studiosi, la mostra è una gradevole antologia dove guidano i temi, anche per favorire l’ambientazione delle opere in ambienti fortemente connotati. Allestita come in un’antica quadreria, l’esposizione inizia con «gli arrivi dal Nord», in cui cui si segnala il nucleo di Gerardi, all’anagrafe Hyeronimous Gerards. Segue «La natura raccontata» con i paesaggisti Antonio Travi e Carlo Antonio Tavella. La sala dei «naturalisti» presenta opere caravaggesche di Gioacchino Assereto, Orazio De Ferrari e Giovanni Andrea De Ferrari.

Segue uno scenografico allestimento per i «Grandi maestri»: Anton Van Dyck, Giovanni Battista Paggi, Bernardo Strozzi, Giovanni Benedetto Castiglione e Domenico Piola. La sezione successiva è tutta per Domenico Fiasella, con tre grandi tele di Fondazione Carige, una sorpresa per l’impatto dimensionale e la qualità. Valerio Castello e i suoi allievi chiudono la mostra, all’insegna della festosa sigla barocca di un Seicento vivace e coloratissimo.

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