Il ritorno del «Ritratto di signora» di Klimt

160 opere provenienti da grandi collezioni per la mostra piacentina del maestro austriaco

«Ritratto di signora» di Gustav Klimt, Galleria Ricci Oddi
Stefano Luppi |  | Piacenza

A fare del «Ritratto di Signora» di Gustav Klimt (Baumgarten, 1862 - Vienna, 1918) uno dei dipinti più noti del grande pittore austriaco, rubato alla Galleria Ricci Oddi nel 1997 e ritrovato in un vano esterno del museo poco più di due anni fa, contribuisce anche il timbro «cold case» dettato dalla chiusura del caso. Lo scorso novembre, infatti, il tribunale di Piacenza ha archiviato il procedimento a carico di Valeriano Beltrame e Rossella Tiadina, quest’ultima vedova dell’ex direttore della Ricci Oddi, Stefano Fugazza, anch’esso in passato indagato e prescritto per furto. Il dipinto del 1916-17 è al centro della mostra «Klimt. L’uomo, l’artista, il suo mondo» che la Galleria oggi diretta da Lucia Pini propone dal 12 aprile al 24 luglio per la cura di Gabriella Belli ed Elena Pontiggia (catalogo Skira).

Non c’è solo il celebre ritratto nella rassegna piacentina: le opere, dipinti, disegni, sculture, oggetti, sono infatti 160 provenienti da ben 20 raccolte tra cui il Belvedere, il Wien Museum e la Klimt-Foundation di Vienna, Ca’ Pesaro di Venezia, il Lentos Museum di Linz, il Tiroler Landes Museum di Innsbruck. Ne scaturisce un percorso che, oltre alla sezione dedicata al dipinto ritrovato, propone in prima istanza l’analisi del Simbolismo europeo, dal quale il grande pittore prese le mosse. Sono inoltre presenti lavori di Max Klinger, Odilon Redon, Edvard Munch, James Ensor, Fernand Khnopff, George Minne con il pezzo «forte» rappresentato dalla terrorizzante «Testa di Medusa» di Franz von Stuck.

Cuore della mostra è sicuramente la sezione su Klimt: qui sono presenti dipinti dei primi compagni di strada, i suoi fratelli Georg ed Ernst e Franz Matsch e svariate opere tra cui «Il Ritratto di Josef Pembauer» (1890), la «Signora con mantello e cappello su sfondo rosso» (1897-98), »Le amiche I» (Le sorelle) del 1907, il «Ritratto di signora in bianco» (1917-18). Altre sezioni sono dedicate alle Wiener Werkstätte, i laboratori d’arte decorativa fondati a Vienna da Josef Hoffmann e da Koloman Moser nel 1903 e ai celebri manifesti della Secessione cui si aggiungono disegni e incisioni di Egon Schiele e Oskar Kokoschka e una rappresentanza italiana di autori influenzati dal viennese (Felice Casorati, Adolfo Wildt e Vittorio Zecchin).

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