Il rischio di finire in un museo

Le disavventure di imponenti manufatti architettonici indiani e dei loro calchi trasferiti al Victoria & Albert Museum e sacrificati dall’avvicendarsi delle mode e del gusto

Kavita Singh, l'autrice del testo, qui presentato, letto in una conferenza tenuta a Firenze, a Palazzo Vecchio, il 2 settembre 2019
Kavita Singh |  | Londra

Nel quadro di due tematiche più ampie, la mobilità delle opere d’arte e le pratiche di acquisizione museale, seguirò il destino di quattro manufatti e ripercorrerò le vicende di come entrarono e uscirono da un museo. Gli oggetti di cui traccerò le biografie sono tutti provenienti dall’India e il museo in questione è il Victoria and Albert Museum (V&A) di Londra.

Per la storia dell’arte indiana, il V&A non è un museo come un altro. Esso contiene la più grande collezione di oggetti d’arte indiani fuori dall’India, avendo ereditato le raccolte della East India Company (Compagnia Britannica delle Indie Orientali, Ndt), e possiede molti oggetti acquisiti come trofei di guerra che hanno un forte significato storico ed emotivo per gli indiani di oggi. A questo nucleo di oggetti se ne sono aggiunte altre migliaia, che riflettono le diverse ambizioni perseguite dal museo in momenti diversi:
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