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Mostre

Il Rinascimento di Sebastiano Ferrero

Politico, diplomatico e amministratore, fu collezionista e mecenate

Particolare del pannello centrale di un trittico di Defendente Ferrari («Madonna e quattro santi»), 1500-05. Biella, Museo del Territorio

Biella. Dal 18 aprile al 18 agosto la mostra «Il Rinascimento a Biella. Sebastiano Ferrero e i suoi figli», a cura di Mauro Natale, nelle tre sedi di Palazzo Ferrero, Palazzo La Marmora e Museo del Territorio Biellese presenta il non periferico Rinascimento biellese seguendo la vita di Sebastiano Ferrero (1438-1519), artefice della transizione di Biella da borgo medievale a scrigno rinascimentale.

I Ferrero spiccarono sempre per censo e potere e Sebastiano fu politico, diplomatico e amministratore, dal 1490 consigliere di Stato e tesoriere generale della duchessa di Savoia Bianca Paleologa di Monferrato (nel 1490-96 reggente per il figlio Carlo II), carica che diede ulteriore impulso alle fortune della famiglia. A fine 1499, Ferrero fu a Milano, per Luigi XII re di Francia, amministratore delle Finanze ordinarie e straordinarie del Ducato, del Contado di Asti e della Signoria di Genova, sottoposti alla Corona francese.

In quegli anni di guerre ininterrotte, Sebastiano fu uomo di alleanze e di accordi, teso a garantire stabilità e sviluppo delle attività economiche proprie e di Biella, dove riprese l’ampliamento dei Palazzi Ferrero e La Marmora e avviò la costruzione della Basilica di San Sebastiano (1504-51), in stile bramantesco, rivolta verso i due palazzi Ferrero, e dei giardini aperti verso la città, creando con la Torre ottagonale una scenografia tuttora leggibile. Altrettanto sostenne l’economia, specie quella tessile, e le arti, nell’uso strategico e politico del mecenatismo.

È grazie a lui che in mostra oggi brillano opere come il Trittico di Defendente Ferrari con «Madonna e quattro santi» (1500-5, Museo del Territorio), di Bernardino de’ Conti «La Vergine delle Rocce» (1508-10, Museo del Territorio) e il Trittico Ferrero (1507, Palazzo La Marmora) in cui lui stesso appare con i figli, o ancora del Maestro dell’Incoronazione della Vergine di Biella, «Santi Gerolamo, Giovanni Battista e Lucia» (1520-24, Duomo), tutte opere in cui sono evidenti gli influssi pre e postleonardeschi della pittura lombarda e poi di quella francese, elementi chiave della fioritura artistica e architettonica di Biella che, grazie a Ferrero e ai suoi figli (di cui due cardinali), fu esclusiva cerniera fra Torino e Milano.

Giovanni Pellinghelli del Monticello, da Il Giornale dell'Arte numero 396, aprile 2019


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