Il ricavo serve a curare il museo

Vendere per conservare: una nuova norma americana permette di destinare i fondi ricavati dalla vendita di opere d’arte in disuso alla «cura diretta» delle collezioni

Sala del Carnegie Museum of Art a Pittsburgh in Pennsylvania
Maria Sancho-Arroyo |

Secondo una nuova norma annunciata a fine settembre dall’Associazione dei Direttori dei Musei d’Arte (Aamd), i musei americani potranno destinare i fondi ricavati dalla vendita di opere d’arte in disuso alla «cura diretta» delle loro collezioni. In precedenza, l’Aamd limitava l’uso di questi fondi solo all’acquisto di opere d’arte.

Questo nuovo aggiornamento delle pratiche professionali nei musei d’arte contribuisce ad allineare la politica dell’associazione a quella dell’American Alliance of Museum (Aam), che da anni consente ai suoi membri di utilizzare i proventi delle vendite di oggetti sia per l’acquisizione di nuove opere che per la cura di quelle esistenti nelle proprie collezioni.

Tuttavia, mentre la politica dell’Aam non definisce che cosa costituisca una spesa legittima per la «cura diretta», la nuova norma dell’Aamd lo fa, riferendosi ai costi derivanti dall’immagazzinamento e dalla conservazione delle opere d’arte. A titolo di esempio, l’Associazione dei Direttori cita i costi di conservazione e restauro, e persino l’acquisto di materiali come cornici, pannelli per tappeti e carta non acida per la conservazione. Sono esenti dalla «cura diretta» gli stipendi del personale e i costi associati all’organizzazione di mostre temporanee.

Il dibattito intorno a questo cambiamento è iniziato nel 2019, mentre il lavoro formale per modificare ufficialmente le politiche dell’Aamd è stato avviato nove mesi fa con la formazione di una task force di 18 membri, tra cui i direttori di alcuni dei più noti musei del Paese. Le regole sulla «deaccession» sono state a lungo controverse: alcuni ritengono che le collezioni museali non debbano essere trattate come attivi per superare i momenti difficili.

Nell’aprile 2020, consapevoli delle conseguenze finanziarie delle chiusure per pandemia, l’Aamd ha approvato una serie di risoluzioni che hanno rimosso temporaneamente alcune restrizioni sull’uso dei fondi museali. In particolare ha permesso ai musei di vendere opere e di utilizzare i proventi di tali vendite per spese operative e altri fini diversi dalla mera acquisizione di nuove opere, sospendendo le sanzioni ai membri che non si adeguavano.

La nuova politica appena approvata è più restrittiva, ma risponde a una richiesta avanzata da tempo dai professionisti dei musei e soprattutto fornisce indicazioni cruciali su che cosa significhi esattamente «cura diretta» e su come attuarla.

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