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Mostre

Il postpianeta di Fitch e Trecartin

Alla Fondazione Prada un nuovo progetto del visionario duo americano

Una scena di «Whether Line» di Lizzie Fitch e Ryan Trecartin. Foto Fitch Trecartin Studio

Un’immersione totale negli spazi della sede milanese di Fondazione Prada è stata concepita da Lizzie Fitch (1981) e Ryan Trecartin (1981), duo artistico statunitense che dal 2000, in seguito al loro incontro alla Rhode Island School of Design, ha esposto nelle più importanti istituzioni internazionali. Noti per la loro visionaria tecnica cinematografica che combina colore, suono, personaggi ed effetti speciali, Littzie Fitch e Ryan Trecartin si concentrano sul ruolo delle telecamere, dei social media e dei reality TV, strumenti di controllo ampiamente noti per aver cambiato le modalità di interazione dell’uomo con il mondo.

I personaggi che abitano le terre di Fitch e Trecartin vivono in un mondo postgender e postrazziale. Il loro intervento presso la Fondazione Prada si espande tra gli spazi interni e quelli esterni, nei quali i visitatori sono invitati a compiere un viaggio attraverso un’unica grande installazione, frutto di una riflessione incominciata nel 2016, quando i due artisti hanno iniziato a indagare il concetto di terra promessa e di instabilità derivata dall’appropriazione di un territorio.

La mostra racconta di un «ritorno alla terra», così come di una fuga. Infatti, in seguito a un trasferimento, funzionale alla ricerca del duo, nella campagna dell’Ohio, la Fitch e Trecartin hanno iniziato a elaborare un nuovo film come fosse una mappa magica: una costellazione di costruzioni permanenti che includono un vasto edificio rurale, un «lazy river» artificiale e una torre di guardia, posizionata in mezzo a un bosco. Questo luogo, è abitato da un cast di personaggi che in modo attivo e passivo, interagiscono con la mappa creata dai due artisti. Il pubblico di «Whether Line»,aperta dal 6 aprile al 5 agosto,è libero di muoversi tra le architetture presenti, che suggeriscono situazioni talvolta statiche o in altre occasioni dinamiche.

Elementi prelevati dal mondo naturale e dalla vita quotidiana si confondono con parchi divertimento, fattorie e fortificazioni, ampliando così la narrazione del film, incentrato sul desiderio della fuga e della pervasività dei sistemi tecnologici che ci interconnettono. Per tutta la durata della mostra nella sala cinematografica annessa alla fondazione Prada, si svolge una retrospettiva dei film degli artisti.

Giulia Gelmini, da Il Giornale dell'Arte numero 396, aprile 2019


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