Il piano di rilancio per il museo Campano di Capua

La presidente Rosalia Santoro intende valorizzare il patrimonio archeologico, storico, artistico e librario

La Sala delle «Madri» del Museo Campano. Foto di Luigi Spina
Olga Scotto di Vettimo |  | Napoli

Aperto al pubblico nel 1874, il Museo Campano di Capua accoglie un vasto e vario patrimonio archeologico, storico, artistico e librario, espressione e testimonianza della ricca e feconda storia di un territorio abitato sin dal neolitico.

All’interno dello storico palazzo Antignano, che si apre con un maestoso portale durazzesco-catalano, ha sede il museo che raccoglie reperti archeologici, medievali e moderni del territorio. Dopo l’ordinamento del 1933 curato da Amedeo Maiuri, resosi necessario per far fronte al considerevole aumento della collezione, nel dopoguerra, dopo un lungo lavoro di ricostruzione seguito ai bombardamenti del 1943, le collezioni furono allestite con i più moderni criteri museografici e riaperte al pubblico nel 1956.

Articolato in 32 sale, con annessa un’importante Biblioteca, il museo è allestito secondo l’ordinamento voluto da Raffaello Causa per la sezione medievale e moderna e da Alfonso De Franciscis e Mario Napoli per la parte archeologica. Vasi greci e italioti, bronzi, terrecotte votive e architettoniche, sculture, mosaici e sarcofagi romani, marmi romanici, capitelli, pilastrini, iscrizioni longobarde, angioine e aragonesi, sculture federiciane e rinascimentali, monete, stemmi, iscrizioni, oltre alla pinacoteca con opere dal XIII al XVII secolo, raccontano di una fiorente cultura e della vivace economia di un territorio attraversato da popoli, dinastie e commerci.

La raccolta più significativa e preziosa è quella delle «Matres», sculture in tufo locale realizzate tra la fine del VI e il II secolo a.C. con uno stile realistico-espressionistico e appartenute a un tempio, come attesta il ritrovamento della «Mater Matuta», antica divinità italica dell’aurora e della nascita, scultura che differisce da tutte le altre per l’aura ieratica e perché regge nella mano destra una melagrana e nella sinistra una colomba. Un’iconografia singolare, diversa da quella delle numerose «madri» che accolgono tra le braccia due o più neonati con funzione di ex voto, offerta propiziatoria o espressione di ringraziamento per la concessione della fecondità.

Valorizzazione e rilancio, internazionalità e identità territoriale: queste le direttrici e gli snodi chiave per il rilancio del museo su cui Rosalia Santoro, presidente del Consiglio d’amministrazione del Museo Campano di Capua, si focalizza per definire il lavoro che il Cda sta perseguendo. Insediatasi lo scorso febbraio, in soli 6 mesi, e mai trascurando il legame col territorio, la nuova governance del museo ha proiettato nel panorama internazionale un sito fino a poco tempo fa quasi sconosciuto, e che ha invece valore culturale essenziale e indubbio fascino.

Laureata in Lettere classiche e specializzata in Archeologia e beni culturali, la presidente ha integrato la formazione umanistica con competenze manageriali e gestionali, lavorando nelle aziende di famiglia e conseguendo dei master in Project management, Management dei beni culturali e Gestione e direzione dei musei.

Dottoressa Santoro, come ha inizio la sua esperienza al Museo Campano di Capua?
In realtà finora non ho mai voluto occuparmi di questo settore, essendo legata al lavoro nelle aziende di famiglia create da me e mio marito. Però, data la mia formazione, sono stata invitata a mettermi in gioco per traghettare il Museo Campano in una nuova stagione, ed eccomi qui! Il nostro scopo è stato da subito quello di far uscire il museo dal limbo di una gestione troppo chiusa e proiettarlo finalmente nei circuiti dei grandi musei con conseguente sviluppo di turismo ed economia locali. I primi mesi sono stati durissimi, ma siamo stati da subito operativi, mettendoci al lavoro per evidenziare i tantissimi problemi e criticità, scaturiti soprattutto da uno status giuridico inadeguato. Coi colleghi del Cda, l’imprenditrice Carmela Del Basso e l’avvocato Fausto Beato, abbiamo anzitutto rilevato che il regolamento del museo (del 2010) non corrispondeva alle normative vigenti e così il nostro primo atto è stato quello di redigere uno Statuto che comporta un nuovo status giuridico: da ente strumentale della Provincia a Fondazione. E ci siamo riusciti! Un segnale immediato di concretezza per poter agire in modo più snello ed efficace.

Valorizzare e rilanciare, intercettare diversi pubblici e far conoscere il museo. Ma come?
Grazie a noi, il Museo Campano è ormai Fondazione e questa è una conquista importante per l’oggi e soprattutto per il futuro. Grazie a fondi straordinari della Regione Campania, dopo pochi mesi di lavoro abbiamo inaugurato «Vestigia, sui sentieri delle Matres», la prima rassegna stagionale di mostre, eventi, concerti di livello internazionale, che intende sottolineare fin dal titolo le impronte storiche della collezione del Museo Campano. La raccolta di circa 160 «Matres» è una particolarità che rende il museo un unicum al mondo. Inaugurata il 25 agosto con l’incontro «La Cultura incontra l’arte», con la partecipazione del direttore del MANN Paolo Giulierini e dello scrittore Maurizio de Giovanni, «Vestigia, sui sentieri delle Matres» è una rassegna che accoglie varie sollecitazioni: dai temi sociali di «Donne: volti, cuori, anime tra passato presente e futuro» (8 ottobre), evento molto partecipato a sostegno delle donne afghane, al «World Wild Carnival» (16 ottobre), incontro-convegno a cui hanno partecipato (in presenza e online) i rappresentanti dei Carnevali più famosi del mondo, agli eventi di Natale, alle grandi mostre. Gli ingressi saranno gratuiti fino al 31 dicembre, con offerta libera che sarà devoluta per la creazione di un percorso tattile per ipovedenti nelle sale delle Matres Matutae. Tra le «rivoluzioni» realizzate, l’istituzione di una biglietteria elettronica, di servizi navetta gratuiti per le scuole e dalla Reggia, capaci di far affluire i turisti al Museo Campano, e soprattutto l’accordo-convenzione col Museo Nazionale dì Napoli, diretto da Paolo Giulierini, che ci consente da subito di mettere in pratica progettualità comuni, per una sinergia di ampio respiro che vede coinvolte le due realtà museali.

Si riferiva in precedenza al Museo all’interno di un’economia del territorio.
La nostra Terra di Lavoro è ricchissima di siti monumentali e archeologici di primo livello, ricca di tradizioni ed eccellenze: grandi siti ma anche piccoli borghi. Già Capua è un museo a cielo aperto: la sua storia è legata, fra gli altri, ai nomi di Spartaco e Annibale, Federico II e Pier delle Vigne, Cesare Borgia ed Ettore Fieramosca. Dobbiamo fare in modo di incentivare i turisti a visitare le nostre bellissime terre. Questo potrà avvenire solo agendo sull’intero territorio, coinvolgendo tutti gli interessati in sinergia e cooperazione. La proposta che già stiamo attuando è di predisporre una gestione integrata dei siti culturali creando percorsi turistici che interagiscano con il territorio, mettendo in rete siti e beni culturali della provincia, coinvolgendo i grandi musei della Campania. Le sfide da affrontare sono ancora tante, ma stiamo lavorando per sviluppare strategie di pianificazione e di condivisione miranti a coinvolgere l’intera Provincia di Caserta, la Regione e il territorio nazionale. Occorrono capacità strategiche di alto profilo e un’ampia condivisione con enti locali, mondo associativo, politico, imprenditoriale e commerciale.

Ora qualche commento della dottoressa Carmela Del Basso e dell’avvocato Fausto Beato, consiglieri del Cda. Dottoressa Del Basso, lei che cosa ci dice della sua esperienza nel Cda del Museo Campano?
Questa esperienza si sta rivelando una grande sfida per il Cda, a cui è stato affidato il delicato e importante compito di rilanciare il Museo Campano che (voglio ricordare) è uno scrigno di inestimabili reperti degli evi trascorsi e raccoglie testimonianze archeologiche e artistiche di incommensurabile valore storico-culturale. La collezione di Matres Matutae gli conferisce un carattere distintivo inconfondibile. Dipinti e sculture preziose soddisfano la curiosità dei visitatori, compresi gli esperti che tra teche e corridoi del complesso scorgono spunti di riflessione e approfondimento. Il Museo Campano, con pinacoteca, emeroteca e collezioni scultoree, è luogo privilegiato di benessere culturale e ambiente per la ricerca e l’indagine artistica e archeologica della storia e merita tutto il nostro sforzo per farlo rientrare di diritto tra i musei di rilievo internazionale.

E lei, avvocato Beato?
Il nostro Cda sta lavorando duramente per raggiungere l’obiettivo dell’internazionalizzazione del Museo Campano, anche più del dovuto, forse. Lo dimostrano gli eventi proposti nell’ambito del programma di rinascita del Museo Provinciale Campano, che questo Cda, fin dal suo insediamento ha posto come scopo primario. L’occasione di avere mostre di portata così elevata rappresenta sicuramente un importante segno di quanto sia fondamentale un percorso che avvicini il pubblico alla conoscenza diretta dei tesori del nostro Museo e della bellezza storica e umanistica del suo complesso. Siamo sicuri, ad esempio, che la forza attrattiva della mostra di Danilo Ambrosino, in corso in questo periodo, saprà colpire il visitatore e indurlo a una conoscenza più ampia della storia e delle tradizioni che hanno fatto grande questa terra.

Presidente, a lei le note finali.
Siamo visionari nei confronti di questo Museo, perché sappiamo che i progetti descritti non sono solo parole, ma sono già in atto. In soli 6 mesi abbiamo fatto una rivoluzione, facendo parlare di questo museo, prima sconosciuto, portando visitatori e turisti da ogni parte. Non si era mai visto il Museo Campano così pieno di vita! Ed è solo l’inizio. «Vestigia, sui sentieri delle Matres» continua fino a giugno. Siamo orgogliosi ed emozionati di essere gli artefici della svolta e del rilancio del Museo Campano, rimasto in ombra per troppo tempo. Sono convinta che realizzeremo il progetto, molto ambizioso ma doveroso, per una crescita culturale e turistica del nostro territorio, se useremo tutta la competenza e la passione che, per quanto mi riguarda, mi accompagnano da sempre sia nelle esperienze personali che in quelle di gestione d’impresa e management che svolgo da oltre 20 anni. Sicuramente sarà una vittoria corale e avremo bisogno del supporto di tutti, ma il Museo Campano merita di risplendere. Le braccia della Mater e di tutte le Matres Matutae accoglieranno i visitatori in queste terre un tempo definite Felix, deliziandoli con una bellezza unica e senza tempo.

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