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Il patriarca benedice Gagosian

A Palazzo Grimani, una retrospettiva di Helen Frankenthaler e il ritorno, «complice» il gallerista, della collezione del padrone di casa

«New Paths» (1973) di Helen Frankenthaler (particolare). © 2019 Helen Frankenthaler Foundation, Inc. / Artists Rights Society (ARS), New York. Fotografia di Rob McKeever, cortesia di Gagosian

Venezia. Palazzo Grimani, cinquecentesca dimora dell’omonima illustre famiglia e oggi museo di sé stesso, afferente al Polo Museale veneto, serba il fascino dei luoghi nascosti allo sguardo. Non distante da Campo Santa Maria Formosa (da lì vi si arriva percorrendo il tratto breve di una calle, Ruga Giuffa), custodisce al suo interno decorazioni d’impronta manierista tosco-romana, esempio raro per Venezia, ma è meta ancora troppo poco conosciuta, seppur già sede di mostre temporanee e varie iniziative culturali. Due appuntamenti ora, in occasione della Biennale d’Arte, riportano l’attenzione su questo luogo conciliando un omaggio alla sua storia e il dialogo con il contemporaneo.

Dal 7 maggio «Pittura/Panorama. Paintings by Helen Frankenthaler, 1952-1992» (a cura di John Elderfield) propone 14 lavori della statunitense protagonista della transizione dall’Espressionismo astratto al Color Field di scena in questo periodo anche alla Gagosian Gallery di Roma, che collabora a questo progetto, organizzato dalla fondazione intitolata all’artista e da Venetian Heritage.

Per la Frankenthaler (1928-2011) è un ritorno postumo a Venezia, dopo la sua partecipazione alla 33ma Biennale per il Padiglione degli Stati Uniti. La mostra inizia dai primi lavori come «Window Shade No. 2» (1952) e «Open Wall» (1953) e arriva sino agli anni Novanta. Un percorso che dà conto della ricerca artistica e della tecnica soak-stain (imbibizione a macchia) sperimentata dalla Frankenthaler.

Accanto a questo nuovo ospite che si tratterrà a Palazzo sino al 17 novembre, un’altra novità attende il visitatore, resa possibile grazie sempre al sostegno finanziario di Venetian Heritage, Gagosian e Frankenthaler Foundation.

Dal 7 maggio e sino alla primavera del 2021 torna nella Tribuna del Palazzo (dov’era conservata sino a fine Cinquecento) parte della raccolta statuaria antica greca e romana di Giovanni Grimani, patriarca d’Aquileia, donata alla Serenissima dallo stesso Giovanni e oggi patrimonio del Museo Archeologico Nazionale.

L’occasione è data dal restauro del soffitto del Vestibolo della Biblioteca Nazionale Marciana (dove le statue trovarono il loro primo allestimento come Statuario Pubblico della Serenissima) rendendo indispensabile un loro trasferimento. Il Palazzo con la sua Tribuna ritorna così visitabile come doveva apparire agli ospiti del Patriarca Giovanni.

Tra le sculture ricollocate, un busto femminile in marmo rosso e bianco (copia di età adrianea da un originale greco); Leda e il Cigno (copia romana da un originale ellenistico) e le due basi marmoree di candelabro di età romana imperiale, il tutto corredato, in altre sale, dal riposizionamento di arredi cinquecenteschi.

Nella Sala dei Fogliami trova ad esempio posto un tavolo con piano in marmi antichi e lapislazzuli, di manifattura romana della fine del XVI secolo (da collezione privata) mentre dai depositi del Museo Correr giunge l’arazzo cinquecentesco di manifattura medicea, molto probabilmente commissionato dai Grimani.

Veronica Rodenigo, da Il Giornale dell'Arte numero 397, maggio 2019


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