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Mostre

Il mondo immaginifico di David LaChapelle

70 grandi formati che immergono nella visionarietà dell’artista americano

«Land Scape Kings Dominion», 2013, di David LaChapelle. © David LaChapelle

Venaria Reale (To). Un post Pop infarcito di kitsch, e passato nei colori saturi di una realtà psichedelica che gioca con tutto. È il mondo immaginifico di David LaChapelle al quale la Reggia di Venaria rende omaggio con «Atti Divini», la mostra che il 14 giugno si inaugura nella Citroniera delle Scuderie Juvarriane (organizzata da Civita Mostre e Musei con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, e in collaborazione con Lavazza. Fino al 6 gennaio).

Curata da Denis Curti e Reiner Opoku, con un allestimento di Giovanni Tironi, la rassegna conta 70 grandi formati che immergono nella visionarietà dell’artista americano. Nato in Connecticut nel 1963, viene scoperto da Andy Warhol, al quale deve gli esordi sulle pagine di «Interview», per farsi subito un nome come ritrattista e fotografo di moda, firmando copertine, servizi, campagne pubblicitarie e videoclip.

Il percorso racconta uno sguardo insofferente agli schemi, libero di muoversi tra pittura rinascimentale e Pop, e di rifarsi alla Cappella Sistina come alle Marilyn di Warhol. La cultura visiva occidentale è per lui un serbatoio di elementi da ricombinare per mettere in scena celebrità della musica del cinema e della moda, in tableaux che intanto affrontano temi politici e sociali.

Dopo le rivisitazioni dissacranti dell’iconografia religiosa, in «Rape of Africa» ripropone la «Venere e Marte» di Botticelli con Naomi Campbell semisdraiata sullo sfondo di una miniera, per denunciare lo sfruttamento del continente africano; in «Showtime at the Apocalypse» fa posare la famiglia Kardashian per un ritratto natalizio che diventa un incubo sul consumismo; mentre con «The Deluge» (uno dei primi lavori non su commissione) ricrea il Diluvio Universale michelangiolesco per rappresentare il crollo della civiltà occidentale, che prosegue con le Cattedrali e i musei allagati di «After the Deluge», e le figure che fluttuano nell’acqua di «Awakened».

E come se la minaccia si allungasse su tutto, in «Seismic Shift» un terremoto devasta una galleria dove sono sparsi, tra gli altri, lo squalo di Hirst, il Tongari-Kun di Murakami, e il Balloon Dog di Koons; mentre in «Land SCAPE» e «Gas» ricostruisce raffinerie e pompe di benzina con scarti riciclabili, rifiuti di un sistema di produzione insostenibile. Vengono anche presentati alcuni inediti di «New World», il lavoro più recente, dove la reinterpretazione di scene del Vangelo sembra indicare una rinascita, quasi un desiderio di paradiso che si riflette in una natura capace di accogliere un’umanità nuova.

Chiara Coronelli, da Il Giornale dell'Arte numero 398, giugno 2019


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