Il mondo di Giotto

Alessandro Masi ricostruisce la vita del pittore raccontando con un linguaggio avvincente l’uomo e la sua epoca

Particolare dell’«Affresco del Paradiso» (XIV sec.) di Giotto alla Cappella di Santa Maria Maddalena al Bargello
Chiara Barbato |

C’era una volta un ragazzino di nome Giotto, nato nel 1267 a Vespignano, frazione di Vicchio. Non aveva chiaro quale potesse essere il suo futuro mentre il padre Bondone, un povero contadino, lo spediva sui verdi pascoli del Mugello a badare alle pecore, ma nelle lunghe ore trascorse fuori casa maturava intanto la sua vera passione, il disegno. Un giorno per quei sentieri si trovò a passare Cimabue, capofila indiscusso della vita artistica fiorentina. L’incontro colse impreparato l’allora sprovveduto Giotto: «Preso com’era dal lavoro non s’era neanche accorto che quell’uomo, così alto ed elegante, dallo sguardo severo e gentile, lo stava osservando. Si girò di scatto e raccolse matite e disegni rimettendoli alla rinfusa nella bisaccia». Di certo Cimabue intuì subito il talento nascosto in quelle «manine grassottelle» e quell’incontro, decisivo e inaspettato, aprì per il giovane una nuova strada.

Fin dalle prime battute il libro di Alessandro Masi, L’artista dell’anima. Giotto e il suo mondo (Neri Pozza Editore, 2022, 176 pp.), si impone per il tono tutt’altro che accademico: il lettore viene preso per mano e trasportato in un passato lontano. Storico dell’arte, giornalista e segretario generale della Società Dante Alighieri, lo scrittore spazia nei suoi testi dal Medioevo al Novecento inoltrato, dal futurismo (Zig Zag. Il romanzo futurista, il Saggiatore) a trattati di politica culturale del ventennio fascista (Giuseppe Bottai. La politica delle arti. Scritti 1918-1943, Editalia). Il suo studio sull’arte italiana a cavallo tra Fascismo e Repubblica (Idealismo e opportunismo della cultura italiana. 1943-1948, Mursia) ha dato vita a un lungo dibattito sulla figura di Palmiro Togliatti e gli intellettuali.
La copertina del libro
Alla ricostruzione storica, rigorosamente documentata, si sovrappongono rare doti immaginative e scrittorie, che nel caso del racconto su Giotto compensano le scarse informazioni a noi giunte intorno alla sua vicenda. È facile ipotizzare come l’esistenza dell’artista sia stata caratterizzata dal duro mestiere, da geniali intuizioni, da abilità diplomatiche, fama e onori; meno ovvio è riuscire a calare una figura tanto leggendario nella vita del tempo, fra necessità ordinarie e preoccupazioni quotidiane. Oltre che della nobiltà dell’arte, Giotto deve essersi volentieri occupato, con affinato cinismo e non poca scaltrezza, della gestione del proprio denaro, dei capricci della moglie, della sistemazione della sua numerosa prole.

Giocando su questo doppio registro, tra verità e romanzo, Masi attraversa i luoghi e le cronache dell’epoca, a partire dalle botteghe fiorentine per arrivare alla convulsa fucina delle Basiliche di Assisi e ai ponteggi della Cappella degli Scrovegni di Padova. I ricordi più intensi risalgono alla Roma di Bonifacio VIII, alla Rimini dei Malatesta e per finire alla Napoli del «re docto» Roberto d’Angiò. Accanto al pittore che ha cambiato per sempre il corso dell’arte, non potevano mancare due figure chiave della civiltà occidentale tra Due e Trecento, Dante e san Francesco, insieme a Giotto «vertici di un triangolo equilatero che ancora oggi rimane fondamentale nel progresso della specie umana».
L’autore

L’artista dell’anima. Giotto e il suo mondo

di Alessandro Masi, 183 pp., I Colibrì di Neri Pozza, 2022, 18 

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