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Il miracolo delle Catacombe di San Gennaro

Il progetto che ha fatto rinascere il Rione Sanità

Le Catacombe di San Gennaro a Napoli. Foto: Dominik Matus

Napoli. Tra i fondatori della cooperativa La Paranza Onlus, della quale è responsabile della comunicazione da oltre dieci anni, Vincenzo Porzio ha dato vita con amici e colleghi al progetto Catacombe di Napoli, riconosciuto a livello internazionale come modello di sviluppo territoriale. Dal 2014 è anche responsabile della comunicazione della Fondazione di Comunità San Gennaro Onlus, impegnata a migliorare la qualità della vita nel Rione Sanità.

Da quali esigenze e con quale intento nasce La Paranza Onlus?

La nostra cooperativa nasce dalla tenacia di un gruppo di amici nati nel Rione Sanità di Napoli, un luogo che la storia ha trasformato da centro nevralgico e culturale in una vera e propria periferia urbana, un ghetto che riposa abbandonato sotto il ponte che lo sovrasta. Senza fretta, ma senza sosta, grazie alla guida coraggiosa e instancabile di padre Antonio Loffredo, abbiamo deciso di partire dalla ricchezza che il territorio, schiacciato dalla criminalità e dalla povertà, custodisce da secoli. Chiese, basiliche, due catacombe, palazzi antichi e vicoli affollati sono diventati un’occasione reale e concreta per creare lavoro valorizzando il quartiere. È cominciato così un percorso che ha permesso la riapertura di spazi abbandonati per trasformarli in luoghi di rinascita economica e sociale. Con lo scopo di trasformare la redditività in generatività, consapevoli del fatto che non vi può essere reale possibilità di sviluppo se non si parte dalla cura dell’essere umano. Nel 2006 è nata ufficialmente La Paranza e nel 2009 abbiamo ricevuto la gestione delle Catacombe di Napoli fino a quel momento chiuse e sconosciute al resto della città.

Quali sono le offerte di visita?

Le Catacombe di San Gennaro, unico sito al mondo del suo genere completamente accessibile a persone con disabilità motoria e visiva, sono aperte tutti i giorni dalle 10 alle 17; le Catacombe di San Gaudioso alle 10 alle 13. Le visite guidate, in partenza ogni ora, sono in italiano e in inglese e permettono ai visitatori di scoprire questi luoghi antichi nel miglior modo possibile, accompagnati dalle giovani guide del quartiere. La Catacomba diventa così un centro vivo nel quartiere, un luogo di incontro e aggregazione. Il sabato il sito è aperto per una visita serale esclusiva preceduta da un aperitivo con prodotti tipici. Tutte le domeniche mattina parte il Miglio Sacro, un percorso lungo un miglio che inizia dalla Tomba di san Gennaro e arriva a Porta San Gennaro, confine storico tra la città dei morti e quella dei vivi. Inoltre organizziamo visite guidate straordinarie per gruppi con esigenze specifiche.

Qual è il riscontro di questo modo di fare impresa?

In dieci anni abbiamo raggiunto risultati incredibili. Cinque volontari sono diventati più di 35 lavoratori dipendenti, poche centinaia di visitatori l’anno si sono trasformati in 130mila nel 2018. L’incredibile numero di persone raggiunte permette piano piano al quartiere di rinascere. Rifiorisce il commercio e il Rione Sanità gradualmente si rivela ai napoletani e ai turisti di tutto il mondo. In questo percorso che parte dal basso non siamo soli. Insieme ad altre cooperative e a numerosi enti nel 2014 è nata la Fondazione di Comunità San Gennaro, che include le numerose realtà che contribuiscono quotidianamente alla rinascita del quartiere. Migliorare la qualità della vita nel Rione Sanità è diventato l’obiettivo di un’intera comunità.

In quale direzione volgono i progetti futuri?

Sorridiamo fieri quando qualcuno ci chiede le ragioni del successo del «Modello Sanità». Dialogo, forse, ci viene da rispondere. Dialogo tra territorio e abitanti, sussidiarietà e prossimità, capacità di intravedere nelle ferite delle feritoie. Amore per la propria terra e volontà di impegnarsi in prima persona senza delegare necessariamente a qualcun altro in altro luogo. Non è un caso dunque la scelta dello strumento giuridico della cooperazione e della Fondazione di Comunità che sin dal primo momento si sono rivelati i migliori strumenti per invertire il paradigma dell’homo homini lupus e trasformarlo in homo homini amicus. È su queste basi solide che guardiamo fiduciosi in avanti, con obiettivi ambiziosi come ampliare sempre di più le possibilità per gli abitanti del quartiere, restituire loro e alla cittadinanza sempre più spazi dove crescere, imparare, godere della bellezza ricostruita e resa fruibile. Un cantiere umano e urbano sempre all’opera dove vi siano reali possibilità di crescita e sviluppo sano per tutti. In questa terra dolente e nei suoi figli combattivi abbiamo trovato il senso. Ed è una strada che non percorriamo mai da soli.

Olga Scotto di Vettimo, da Il Giornale dell'Arte numero 403, dicembre 2019



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