Il Liberty di Chini tra Preraffaellismo e Jugendstil

La mostra al Mic dà la possibilità di apprezzare la qualità e la raffinatezza di piatti, vasi, cache-pot, albarelli, pannelli ceramici del ceramista fiorentino

Vaso con profilo femminile in atto di cantare, con orecchino circolare e tulipani, 1896-1898, Arte della Ceramica, collezione privata
Carla Cerutti |  | Faenza (Ra)

La quintessenza del Liberty, mediato prima dal Preraffaellismo alla William Morris, poi dallo Jugendstil klimtiano, sprigiona dalle belle maioliche istoriate con profili botticelliani, fiori e animali o impreziosite con lustri metallici o, ancora, dai più asciutti grès con decori stilizzati concepiti da Galileo Chini (Firenze, 1873-1956) e dai suoi collaboratori tra la fine dell’Ottocento e gli anni Venti del Novecento nelle due manifatture da lui fondate: «L’Arte della Ceramica», a Firenze nel 1897, e le «Fornaci San Lorenzo», a Borgo San Lorenzo nel 1906.

Grazie a circa trecento pezzi, tra manufatti e disegni preparatori con numerosi inediti, accuratamente selezionati da Claudia Casali e Valerio Terraroli, la mostra «Galileo Chini. Ceramiche tra Liberty e Déco», appena inauguratasi al Mic di Faenza, darà al pubblico la possibilità, fino al 14 maggio, di apprezzare la qualità, la raffinatezza, la pura bellezza di piatti, vasi, cache-pot, albarelli, pannelli ceramici che hanno portato una ventata di modernità nella produzione ceramica italiana tra Otto e Novecento, ancora condizionata dallo Storicismo imperante a fine secolo e, segnatamente, dalla grande tradizione toscana rinascimentale.

Pittore, decoratore, grafico, ceramista sublime, Chini era attento osservatore del panorama internazionale, conosceva le maioliche istoriate del morrisiano William de Morgan e i preziosismi musivi di Klimt, dal 1911 al 1913 venne chiamato in Siam dal re Rama V per affrescare la Ananta Samakhom Throne Hall, esperienza che accentuerà il suo interesse per l’esotico sia nelle arti figurative che decorative.

La mostra è legata a doppio filo con il Mic e le sue origini perché Galileo Chini fu chiamato a decorare i locali deputati alle arti dell’Esposizione Torricelliana di Faenza nel 1908, da cui prese avvio la fondazione del Museo Internazionale delle Ceramiche, cui Chini e la sua famiglia hanno fatto, nel tempo, numerose donazioni.

La visita è anche un’occasione per andare alla scoperta delle decorazioni architettoniche realizzate dalla manifattura Chini a Salsomaggiore, Castrocaro, Borgo San Lorenzo e Montecatini Terme. Il ricco catalogo, con quasi 300 immagini e i contributi critici dei curatori e di studiosi del settore, non solo documenta le opere esposte ma approfondisce il contesto legato alle esposizioni internazionali, alle Biennali di Venezia, ai progetti architettonici, alla produzione di vetri e ferri battuti.

La mostra è resa possibile grazie al sostegno di MiC–Direzione generale, educazione, ricerca e istituti culturali, Regione Emilia-Romagna, Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, Comune di Faenza e Unione della Romagna Faentina.

© Riproduzione riservata Manifesto «Premiata Manifattura L’Arte della Ceramica Firenze», 1899, Direzione Regionale Musei Veneto - Collezione Salce
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