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Il grande Barocco di Gallo e Vittone

L'omaggio fotografico all'architettura sorta tra Seicento e Settecento nel territorio cuneese

La cupola del Santuario del Vallinotto di Bernardo Antonio Vittone, fotografata da Daniele Regis

Mondovì Piazza (Cn). Nell’ambito del centenario della nascita di Giovanni Battista Schellino e accanto alle diverse iniziative a lui dedicate, si affianca l’omaggio, anch’esso fotografico, all'architettura barocca sorta tra Seicento e Settecento nel territorio cuneese. Tra Alba e Bra, Mondovì e Vicoforte, fino ai più remoti villaggi e solitarie campagna, il Barocco ha lasciato edifici civili e religiosi di grande qualità, a firma in particolare di Francesco Gallo e Bernardo Antonio Vittone. Sono figure di architetti che, seppur non attive nelle grandi capitali europee dell’epoca, raggiunsero esiti straordinari in territori eccentrici.

Un grande storico dell’architettura come Henry Millon riconosceva che «le sorprendenti gemme architettoniche che in Stati come il Piemonte o la Baviera si possono trovare sia nei centri della provincia, sia nelle campagne, vanno annoverate tra le più grandi ricchezze dell’architettura del XVIII secolo». Così scriveva Millon, nel 2000, nel volume dedicato a Gallo che racchiudeva importanti contributi di Vera Comoli, Andreina Griseri, Laura Palmucci. Un nuovo approfondimento critico andava allora ad affiancarsi agli studi di Nino Carboneri, Rudolph Wittkower e Paolo Portoghesi (con il suo fondamentale volume su Vittone, un architetto tra Illuminismo e Rococò del 1966), della stessa Griseri e di Richard Pommer (a cui si deve l’introduzione nella cultura anglosassone dell’opera di Vittone) e apriva a nuove interpretazioni che avrebbero confermato la «dimensione europea» del Barocco del territorio cuneese.

L’attuale mostra e il parallelo volume «Percorsi. Mons Regalis tra Regno sabaudo e Provincia. Francesco Gallo e Bernardo Antonio Vittone: i luoghi e le opere» (a cura di Marcella Campana e Daniele Regis) raccolgono una selezione delle oltre 2mila fotografie scattate nell’ambito del workshop che ha coinvolto gli studenti dell’Istituto Cigna di Mondovì in un progetto di conoscenza delle opere meno note e documentate dei due architetti. Emergono in tutta la loro ricchezza, complessità e libertà quelle variazioni di Gallo e Vittone sul tema della pianta centrale e sull’ovale e sulle strutture perforate e attraversate da vuoti «entro intelaiature piene di aria e di luce», che tanto avevano affascinato Pommer quando esprimeva la gioia di «lasciare all’occhio di potersi a suo piacere distendere entro lo spazio della fabbrica e pienamente godere».

Alessandro Martini, da Il Giornale dell'Arte numero 392, dicembre 2018


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