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Antiquariato

Il futuro degli antiquari

Come affrontano la situazione attuale Alessandra Di Castro, Fabrizio Moretti, Domenico e Tomaso Piva

Fabrizio Moretti

C’è chi è più entusiasta e chi meno nello sperimentare nuovi strumenti virtuali di promozione, ma è un fatto che la situazione di emergenza attuale sta sollecitando il mondo degli antiquari a ripensare al proprio modo di lavorare. «Per superare una fase storica difficile come quella che stiamo vivendo servono uno spirito creativo e idee intelligenti che aiutino a migliorare le piattaforme digitali di oggi che non sono ancora soddisfacenti per le finalità della nostra categoria, spiega Alessandra Di Castro, antiquaria romana e presidente dell’Associazione antiquari d’Italia. La sfida del digitale è duplice: riuscire da un lato a esprimere non solo il contesto ma anche l’attrazione estetica ed emotiva che le opere d’arte suscitano, e dall’altro far passare anche attraverso questi canali la personalità degli antiquari, tenere vivo il dialogo con i collezionisti, che è sempre fondamentale».

Alessandra Di Castro sta rinnovando il proprio sito web e sta pensando all’invio ai clienti di rendering delle opere d’arte inserite nella casa del collezionista, una sorta di visione virtuale personalizzata nel contesto finale dove saranno collocate. L’antiquaria sta inoltre potenziando il canale Instagram, convinta che questo sia per l’arte il social network più utilizzato per la capacità di fornire una suggestione visiva immediata, e YouTube, attraverso la realizzazione di brevi racconti video di singole opere con la sua voce narrante e la descrizione del contesto di riferimento.

«L’intenzione è quella di creare mezzi digitali il meno impersonali possibili. Ho cominciato a realizzare questi brevi video, veicolati anche via WhatsApp, per offrire l’opportunità di godere di qualche minuto di cultura, un’esperienza visiva e uditiva su cui intendo continuare a lavorare. Rispetto a questi video ho già ricevuto riscontri positivi durante Tefaf Maastricht, fra i collezionisti che non hanno potuto essere presenti fisicamente ma che desideravano una comunicazione efficace su quanto presentavo nel mio stand».

Stanno pensando di potenziare il sito web, arricchendolo di opere e di cataloghi virtuali e di utilizzare maggiormente i social (Instagram e Pinterest) con finalità anche commerciali gli antiquari milanesi Domenico e Tomaso Piva, che riconoscono come l’emergenza abbia imposto una veloce chiusura ma anche che il funzionamento dei mezzi alternativi come il web non sia altrettanto veloce.

«Chi aveva già cominciato a percorrere la strada dell’online in maniera assidua e professionale oggi si trova senz’altro più preparato, affermano. Noi l’avevamo intrapresa ma come supporto al lavoro tradizionale di mostre e galleria. Ora cerchiamo di rafforzare tutti i mezzi a nostra disposizione e sfrutteremo le tante piattaforme di vendita online già attive da tempo o nuove, puntando sulla qualità e sul “made in Italy dell’arte”, un marchio internazionale di sicuro successo. Tutto questo nella speranza che il nostro lavoro torni a un contatto umano ravvicinato, perché oltre a consegnare prodotti noi vorremmo offrire un mondo fatto di idee ed emozioni, che nascono dal rapporto umano che si instaura con i nostri clienti».

Meno attratto personalmente dall’uso del web è invece l’antiquario toscano Fabrizio Moretti, che non ha intenzione di realizzare mostre virtuali né vendite online attraverso il suo sito. «Prediligo un mercato discreto e non pubblico, avendo deciso di eliminare le mostre mercato dal mio sistema, ma per quanto riguarda i social network con la Biennale dell’Antiquariato di Firenze (di cui è segretario generale, Ndr), stiamo facendo un grande lavoro per promuovere tutti i nostri colleghi». In merito alle fiere d’arte Moretti è convinto che fino a quando non ci sarà un vaccino per il Coronavirus nessuna fiera potrà funzionare perché la paura destabilizzerà l’equilibrio e quindi a suo avviso si rimanderà tutto al 2021.

«Sarebbe saggio da parte degli organizzatori cancellare tutti gli eventi, e quando si potrà ripartire la vita lavorativa riprenderà da quel giorno, senza creare accavallamenti o troppi eventi che potrebbero ingolfare il mercato, che necessiterà di qualche mese per assestarsi. L’arte è sempre stata un bene rifugio in ogni crisi, quindi, sono ottimista, continua l’antiquario. Benché abbia fatto una scelta personale di non partecipare più alle fiere, penso che siano molto importanti per il nostro lavoro poiché danno la chance ai visitatori di vedere molti mercanti riuniti nella stessa sede in poche ore. Credo che la Biennale dell’Antiquariato di Firenze sia il modello da seguire, in cui l’organizzazione lavora per i mercanti e non viceversa».

Secondo Domenico e Tomaso Piva le fiere rimangono al momento il mezzo migliore per il lavoro degli antiquari e sono fiduciosi che si possano riorganizzare dal prossimo autunno. Anche per Alessandra Di Castro gli strumenti digitali possono mantenere vivo l’interesse, ma l’incontro con l’oggetto d’arte rimane decisivo, l’esperienza diretta insostituibile.

Elena Correggia, da Il Giornale dell'Arte numero 408, maggio 2020


  • Alessandra Di Castro
  • Da sinistra, Tomaso e Domenico Piva

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