Il fattore Fattori

Alla Gam oltre sessanta dipinti, tavolette e acqueforti per capire le influenze del pittore livornese sulla modernità

«Macchiaiole» di Giovanni Fattori, 1866. © Società di Belle Arti
Jenny Dogliani |  | Torino

Dalle scene di battaglia alla vita nei campi, dalla pittura di macchia al naturalismo. Schivo e carismatico, Giovanni Fattori (1825-1908) è tra gli artisti che interpretano al meglio le istanze innovatrici della pittura figurativa ottocentesca, raccontando senza retorica un mondo che si avvia alla modernità e influenzando artisti come Oscar Ghiglia e Amedeo Modigliani.

La sua opera e il suo rapporto con Torino sono in mostra alla Gam con «Fattori. Capolavori e aperture sul ’900», curata da Virginia Bertone e Silvestra Bietoletti, aperta fino al 20 marzo. Sono esposti oltre sessanta dipinti su tela di grande formato, tavolette e acqueforti realizzati dal 1854 al 1894: dalle sperimentazioni macchiaiole alle opere della maturità.

Nove le sezioni, tematiche e cronologiche. Le prime due vanno dagli anni del Caffè Michelangiolo al periodo livornese, con opere come «Macchiaiole» e «Costumi livornesi»: «Composizioni solenni di semplici scene rurali, fondate sulla sapiente rilettura delle regole metriche del Quattrocento toscano e sugli esiti delle sperimentazioni della macchia», spiegano le curatrici.

Poi i soggetti militari, opere agli antipodi della pittura celebrativa, capaci di cogliere l’uomo dietro il soldato, la quotidianità dietro le battaglie. Il coinvolgimento emotivo si fa ancora più marcato nei paesaggi dell’Italia postunitaria, con animali al pascolo e uomini nei campi abbracciati da una natura maestosa, vicoli e scorci cittadini in cui trapela la difficoltà del vivere, struggenti ritratti, severi e meditati.

Una sezione è riservata all’acquaforte, tecnica cui Fattori si dedica dagli anni Settanta, vincendo nel 1900 la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi. Seguono le opere della maturità, dove la lezione prospettica e compositiva della pittura del Quattro e Cinquecento si mescola con la potenza di un linguaggio semplificato di forte impatto: «Il bersagliere», «Ritratto della seconda moglie», «Giornata grigia».

E infine le opere di quattro allievi, Plinio Nomellini, Amedeo Modigliani, Oscar Ghiglia e Lorenzo Viani, più due dipinti di Carlo Carrà e Giorgio Morandi, che pur senza conoscerlo personalmente, ne accolsero l’influenza. Catalogo a cura di 24 Ore Cultura.

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