Il colorismo di Milton Avery

Alla Royal Academy di Londra, la prima personale europea dell’artista con 70 opere. Dai primi paesaggi e ritratti in stile impressionista all’astrattismo delle ultime tele

«Little Fox River» (1942) di Milton Avery. © 2022 Milton Avery Trust / Artists Rights Society (ARS)
Federico Florian |  | Londra

«Molti della nostra generazione hanno celebrato il mondo circostante, ma nessuno con l’inevitabilità di Avery, nelle cui opere la poesia penetra in ogni poro della tela, sino all’ultimissimo tocco di pennello».

Così Mark Rothko descriveva l’arte dell’amico e collega Milton Avery (1885-1965) nel discorso commemorativo alla sua morte. La quotidianità rappresentava la sua principale fonte d’ispirazione: tra i soggetti, un’istantanea di vita familiare fra marito e moglie («Husband and Wife», 1945), una ragazza con un cane («Seated Girl with Dog», 1944), le sagome colorate di due teli sulla spiaggia («Beach Blankets», 1960). Un universo di semplicità in cui il colore diviene il protagonista.

Dal 15 luglio al 16 ottobre, la Royal Academy gli dedica, a cura di Edith Devaney, la prima retrospettiva in un’istituzione europea: «Milton Avery: American Colourist». I settanta lavori, realizzati tra gli anni Dieci e gli anni Sessanta, illustrano la progressione dai primi paesaggi e ritratti dallo stile impressionista alle scene più tarde, in cui campiture di colore prendono il sopravvento trasformando i frammenti di realtà in composizioni astratte.

Evidente è l’influenza di Matisse nel cromatismo e nella riduzione sintetica delle forme, approccio che anticipa i protagonisti dell’Espressionismo astratto americano, con cui Avery strinse amicizia.

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