Il cinema in cartellone

300 affiches del «mago» Renato Casaro in tre sedi a Treviso

Particolare della locandina di «Il tè nel deserto» di Bernardo Bertolucci, disegnata da Casaro
Veronica Rodenigo |  | Treviso

Sapevano riassumere in un’immagine iconica il titolo di un grande film, le locandine d’un tempo, fissandola indelebilmente nella memoria così a prima vista, su di un muro cittadino, all’entrata o all’interno di un cinema. A disegnarle erano i cartellonisti come Renato Casaro, trevigiano d’origine, classe 1935, cui la città del Sile dedica fino al 31 dicembre una grande mostra (a cura di Roberto Festi, Eugenio Manzato e Maurizio Baroni) in una triplice sede: la nuova sede del Museo Nazionale Collezione Salce nell’ex Chiesa di Santa Margherita, quella presso il Complesso di San Gaetano, appartenente allo stesso museo e infine quella presso i Musei Civici di Santa Caterina.

In tutto trecento pezzi che ci ricordano 170 pellicole celeberrime (tra cui «Il tè nel deserto» e «L’ultimo Imperatore» di Bernardo Bertolucci, «Il nome della rosa», di Jean Jacques Annaud, i western di Sergio Leone), una carriera tra Cinecittà e Hollywood durata 50 anni e l’evoluzione di una tecnica, dalla pennellata alle maquette ad aerografo.

A scandire il percorso un criterio cronologico e tematico che non tralascia bozzetti (dall’archivio di Casaro ma anche da collezioni pubbliche e private) né il ricorso al digitale. A Santa Margherita difatti una proiezione a cascata anima le pareti della zona absidale aggiungendo ulteriori manifesti a quelli già presenti in mostra; a Santa Caterina si sviluppa la sezione dal titolo «Treviso, Roma, Hollywood» mentre a San Gaetano la sezione «Dall’idea al manifesto» consente al visitatore di conoscere le dinamiche evolutive prima di giungere al risultato finale: i contatti con le grandi case di produzione e i primi schizzi, le varianti volute dalla committenza, l’inserimento del lettering fino alla stampa. Un’occasione per conoscere una parte della copiosa collezione dei manifesti del Museo Salce e quella d’una pratica artistica che seppe resistere sino agli anni Novanta.

© Riproduzione riservata La locandina di «Il tè nel deserto» di Bernardo Bertolucci disegnata da Casaro
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