Il bestiario di Rosenberg

Sull'Isola di San Giorgio un’arca con 1.600 animali di vetro

Veronica Rodenigo |  | Venezia

Un piccolo pesce da un ristorante della Laguna e un bassotto rosso acquistato in una galleria veneziana specializzata, quella di Rossella Junck. Il bestiario vitreo di Pierre Rosenberg è iniziato così, quasi per caso, trent’anni fa, e oggi conta circa 1.600 pezzi a soggetto animale, e solo qualche presenza (incidentale) di vasi. 750 di queste creature forgiate nelle fornaci muranesi e veneziane sono esposte fino all’1 agosto all’interno di un’Arca nelle Stanze del Vetro, sull’Isola di San Giorgio.

Le curatrici, Giordana Naccari e Cristina Beltrami, hanno lavorato in maniera complementare alla scelta dei pezzi (distribuiti tra Parigi e Venezia) e alla stesura del catalogo (Skira), svelando così un singolare aspetto della passione collezionistica di Rosenberg, intellettuale e studioso di fama, già direttore del Louvre. Una passione coltivata «senza l’ossessione della completezza di una serie o di un investimento monetario, confessa Rosenberg in catalogo, senza ricercare la serialtà a priori, senza la conoscenza e la consapevolezza che contraddistinguono l’operare del vero collezionista».

A guidarlo è l’istinto, l’attrattiva dell’oggetto-divertissement che però nella sua etereogeneità non esclude le firme di designer e grandi fornaci. Nella nutrita schiera di mammiferi e insetti rientrano un delfino pulegoso del 1929 di Napoleone Martinuzzi per Venini, un cervo acidato degli anni Trenta della A.Ve.M., la volpe acciambellata di Flavio Poli per Barovier Seguso Ferro (1935), i galli e il pappagallo di Dino Martens per Aureliano e Toso (anni Cinquanta) e anche pezzi difficilmente riconducibili a una precisa firma o vetreria.

«Per questo, spiega Cristina Beltrami, parte del lavoro curatoriale è consistito nella consultazione di archivi pubblici e privati per attribuire questi vetri avvolti in un margine di dubbio. Non dimentichiamo che i maestri vetrai migravano da una fornace all’altra con grande velocità. Si è trattato di dare una visibilità e una catalogazione scientifica anche a pezzi che prima d’ora non l’avevano avuta. Il tutto cercando un certo equilibrio tra le creazioni più importanti e quelle più curiose».

I livelli di lettura dell’esposizione abbracciano «l’aspetto ludico (rivolto anche ai più piccoli), il ritratto del collezionista, lo spirito che lo anima, il suo slancio quasi compulsivo e l’aspetto scientifico affidato a disegni in mostra e al catalogo)», prosegue Beltrami. Né si deve trascurare la continuità produttiva muranese legata alla scultura animalier, con artisti contemporanei presenti alle Stanze. Tra questi Franck Ehrler, Isabelle Poilprez e Bruno Amadi, che opera ancora a Venezia nel Sestiere di San Polo, è legato a Rosenberg da un lungo rapporto di amicizia e lavora a lume le canne di vetro plasmando a fiamma viva piccolissimi insetti.

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