I ricordi di famiglia di Sara Basta

Al pian terreno della Fondazione Pastificio Cerere e negli ipogei dello Spazio Molini opere in tessuto, fotografie, video, disegni dell’artista romana

«Antenate», 2021, di Sara Basta
Silvano Manganaro |  | Roma

«Partire da sé per uscire da sé, entrare nel proprio corpo e far entrare il proprio corpo nel racconto affinché possa diventare un corpo collettivo». Sara Basta (Roma, 1979) prende in prestito questa frase dall’attivista Mackda Ghebremariam Tesfau per descrivere il suo lavoro.

Una frase che può aiutarci a capire la sua mostra personale al pian terreno della Fondazione Pastificio Cerere e negli ambienti ipogei dello Spazio Molini. Curata da Cecilia Canziani e Costanza Meli e aperta fino al 26 marzo, «La prima madre» esplora il mondo delle memorie familiari calandosi nei panni di chi ci ha preceduto e di chi ci seguirà: fare esperienza dell’altro attraverso la maschera, indagare il proprio corpo attraverso il disegno o la fotografia e sentirsi, allo stesso tempo, mamma e figlia, punto di inizio e punto d’arrivo di una catena lunghissima e allo stesso tempo troppo corta.

La mostra è composta da opere in tessuto, fotografie, video, disegni. L’alternarsi di lavori realizzati in questi ultimi due anni e lavori più vecchi sottolinea la coerenza tematica e poetica di Sara Basta.

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