I reperti delle catacombe recuperati dai Carabinieri

Provenienti da S. Callisto e Domitilla, sono stati consegnati alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Tra di essi anche Talia, musa della poesia comica e l’epitaffio di una promessa dei giochi circensi

Iscrizione del puer Marcianus proveniente dalle catacombe di Domitilla © PCAS
Raffaella Giuliani |

Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) - Sezione Archeologia ha recuperato, e consegnato alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, un piccolo ma significativo gruppo di reperti scultorei antichi, iscrizioni e frammenti di sarcofagi provenienti dalle catacombe romane di S. Callisto e di Domitilla.

L’evento ha dato l’opportunità al cardinale Gianfranco Ravasi, presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, di ringraziare personalmente il Comando Tutela Patrimonio Culturale, rappresentato al vertice dal Generale di Brigata Roberto Riccardi, non solo per i recenti recuperi, ma anche per tutta la lunga e fruttuosa collaborazione tra il Comando e la Commissione.

La restituzione ha riguardato un ristretto nucleo di iscrizioni e frammenti di sarcofagi, complessivamente 9 reperti, individuati sul mercato antiquario locale e internazionale. Si tratta di «disiecta membra» che ritornano al loro antico ambiente conservativo, secondo quella magica suggestione avanzata durante la presentazione dal Comandante Riccardi, per il quale i beni culturali avrebbero una loro anima e manderebbero segnali «perché essi vogliono tornare a casa e nei loro contesti…».

L’attività del Comando TPC è instancabile, ma purtroppo anche l’azione illegale non ha sosta, e le catacombe, dove pure l’inventariazione dello sterminato patrimonio procede «magnis itineribus», avvalendosi delle più moderne tecnologie informatiche, costituiscono un campo d’azione particolarmente appetibile per i predatori di reperti.

Tra i frammenti recuperati spicca una figura femminile, scomparsa dalle catacombe di S. Callisto nel lontano 1976, identificabile dalla postura e dai resti di un bastone nella mano sinistra con Talia,  musa della poesia comica. I suoi attributi sono generalmente la maschera ridente, che doveva recare col braccio sollevato, e il pedum pastorale. Il frammento appartiene alla folta classe dei sarcofagi ornati dal novero delle Muse, tema che si pone in rapporto sia con la materia mitologica sia con l’esaltazione delle virtù e della cultura del defunto, che poteva talora comparire in questi sarcofagi in vesti di filosofo.

Il reperto, datato al secondo quarto del III secolo, al momento del recupero presentava una sospetta coloritura ocracea: sottoposto a un’accurata pulitura e a esami al microscopio elettronico, si è dimostrato che, evidentemente al fine di renderlo più apprezzabile sul mercato, era stato sottoposto a un trattamento antichizzante, consistente in una tenace patina di acqua di calce e ossidi di ferro.

Tra i reperti recuperati vi è poi l’epitaffio del piccolo Marcianus, proveniente dalle catacombe di Domitilla. Il testo, impaginato su una lastra quadrangolare di piccole dimensioni, è particolarmente interessante sia dal punto di vista del contenuto, sia della paleografia. Il piccolo defunto, morto a soli sette anni, viene compianto con parole accorate dai suoi genitori, che in lui vedevano una promessa dei giochi circensi. Ma un incidente mortale, la caduta in un luogo paludoso, pose precocemente fine alla sua passione sportiva.

Il recupero ha poi riguardato una serie di graziose testine, sottratte evidentemente ai rilievi di altrettanti sarcofagi, alcune delle quali, trafitte da perni in acciaio, erano state allestite su basette di marmo cubiformi, al fine di farne oggetti d’arredo per potenziali clienti del mercato antiquario.

© Riproduzione riservata Testina di Erote © PCAS Frammento di sarcofago con la musa Talia dalle catacombe di S. Callisto © PCAS
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