I pensieri di gesso di Rodin alla Tate Modern

L'allestimento reinterpreta l’esposizione del 1900 nel padiglione parigino attraverso oltre duecento lavori

Federico Florian |  | Londra

Parigi, anno 1900. In occasione dell’Esposizione Universale, uno dei più gloriosi eventi della Belle Epoque, Auguste Rodin organizzò una retrospettiva del proprio lavoro al Pavillon de l’Alma, una struttura in vetro appositamente concepita e disegnata dall’artista. Qui decise di esporre soltanto le sue opere in gesso, nella loro interezza, enfatizzando il ruolo cruciale che questo materiale aveva giocato nel processo di produzione di tali lavori: una decisione coraggiosa, che contribuì a consolidare la reputazione internazionale di Rodin come padre della scultura moderna.

L’esperienza del Pavillon de l’Alma è rievocata nell’importante mostra che la Tate Modern, col supporto di EY, dedica al maestro modernista francese: «The Making of Rodin» (dal 18 maggio) reinterpreta l’esposizione del 1900 nel padiglione parigino attraverso oltre duecento lavori, molti dei quali mai esibiti al di fuori
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