I marmi di Fabio Viale ai Musei Reali

Un allestimento in collaborazione con la galleria Poggiali

«Souvenir David» di Fabio Viale, 2020. Cortesia Nicolo Campo DB Studio 01
Camilla Bertoni, Veronica Rodenigo |  | Torino

Un insieme di tecnologia aggiornata e sapienza manuale di origine antica. Così nascono le repliche di capolavori in marmo nell’atelier di Fabio Viale (1975), dal «Laocoonte» al «Torso Belvedere». Le monumentali statue tatuate dell’artista cuneese sono ai Musei Reali nella mostra «In Between», curata da Filippo Masino e Roberto Mastroianni e realizzata in collaborazione con la Galleria Poggiali di Firenze, Milano e Pietrasanta.

Dopo il Glyptothek Museum di Monaco di Baviera, il Pushkin Museum di Mosca, la Biennale di Venezia del 2019 e la mostra diffusa a Pietrasanta nell’estate 2020, le sculture di Viale arrivano Torino con due inediti. Sbozzato il blocco di marmo con macchine a controllo numerico su base di modelli 3D, la finitura e la resa della «pelle» sono realizzate a mano nello studio dell’artista.

Così avviene l’incisione del tatuaggio, che trasporta l’opera nella contemporaneità. «Venus», «Souvenir David», «Laocoonte», «Torso Belvedere», «Kouros», percorsi da tatuaggi policromi e monocromi, «prendono vita» nella scenografica ambientazione urbana della piazzetta Reale. All’interno, invece, l’inedita «Amore e Psiche» da Canova, dove Viale ha tatuato il corpo femminile con i motivi nuziali delle spose mediorientali: «Per gettare un ponte culturale tra Occidente e Medioriente, dando voce alle donne di tante parti del mondo», spiega lui stesso.

Nell’Armeria Reale, «Lorica», un’armatura in marmo rosa modellata sul corpo del rapper Fedez, mette in scena «una porzione del nostro immaginario collettivo, in una dialettica tra classicità e tribalismo metropolitano, tra realtà e simulazione, consegnandoci un’immagine universale dell’umano e delle sue forme», spiega Mastroianni.

A dialogare con una delle più importanti icone del Cristianesimo, la Cappella della Sindone, è «Souvenir Pietà (Cristo)» del 2006: «Attraverso il virtuosismo e la reinterpretazione creativa, le opere di Viale spingono a guardare con occhi nuovi ai capolavori di scultura che popolano i nostri musei e il nostro immaginario», conclude Enrica Pagella, direttrice dei Musei Reali.

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