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Antiquari

I dipinti del mercante Attilio Simonetti

Un capitolo di storia del collezionismo romano alla galleria Berardi

Particolare degli «Zampognari» (1869) di Attilio Simonetti

Roma. Conosciuto con il nome dell’antiquario romano Attilio Simonetti (1843-1925) il «Tappeto Simonetti» è conservato al Metropolitan di New York, che nel suo catalogo lo definisce un manufatto di «maestosa tessitura»: per l’eccezionale formato e la qualità, è uno dei più famosi tappeti mamelucchi.

Di manifattura probabilmente cairota, fu tessuto nel XV secolo sotto la dinastia Burji Mamluk (1382-1517) ed entrò nelle collezioni del museo nel 1970. Tra la selezionata clientela di Simonetti c’era John Pierpont Morgan, agente del Metropolitan, ma anche Lord William Astor, del quale l’antiquario curò il progetto e l’arredamento della villa a Sorrento, ispirata alla casa pompeiana dei Vettii.

Oggi i musei statunitensi conservano diverse opere provenienti da Simonetti. Ancor prima di affermarsi come mercante e collezionista, Attilio Simonetti fu però un pittore ricercato sulla scena internazionale, da Parigi a New York, e alla sua poliedrica figura, dal 24 gennaio al 23 febbraio, Gianluca Berardi dedica una mostra che ne ripercorre la storia centrale a Roma dall’epoca postunitaria fino ai primi due decenni del Novecento.

A cura di Teresa Sacchi Lodispoto e Sabrina Spinazzè, la mostra propone una ventina di opere provenienti dagli eredi di Simonetti, cercando di evidenziare i temi salienti della sua ricerca pittorica a olio e ad acquarello. Unico vero allievo di Mariano Fortuny y Marsal, dall’artista spagnolo Simonetti assorbì i migliori insegnamenti nonché apertura e curiosità intellettuale.

Tra gli espositori dei Salon parigini, fu promosso dal mercante Adolphe Goupil e conteso dal collezionismo europeo e americano per le sue vivaci scene in costume, legate a un folclore locale. Sono in mostra opere come «Zampognari» (1869) e «Arabi a riposo» (1871), realizzate a Roma anche sulla base delle sue conoscenze e delle sue raccolte di vestiti di foggia particolare. Questa mostra nasce anche in seguito a quella organizzata da Giovanni Carboni, l’attuale erede di Simonetti, per celebrare la propria dinastia di antiquari.

Francesca Romana Morelli, da Il Giornale dell'Arte numero 393, gennaio 2019


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