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Archeologia

I confini della Terra promessa

Un'iscrizione ebraica rinvenuta a nord di Israele confermerebbe l'ipotesi biblica sull'ampiezza del Regno

Le giare scoperte ad Abel Beth-Maacah che recano un'iscrizione sui confini del Regno d'Israele

Abel Beth-Maacah (Israele). Inizia a prendere forma l’ipotesi biblica degli antichi confini del Regno d’Israele: la sua estensione comprendeva più aree, anche se c'è molto scettiscismo tra gli archeologi. Ora un’iscrizione ebraica, rinvenuta su alcune giare scoperte ad Abel Beth-Maacah, a due km dalla città di Metulla (confine nord dell’odierna Israele), confermerebbe l’ampiezza del Regno riferita dai confini biblici.

Secondo l’iscrizione scoperta da due archeologhe dell’Istituto di Archeologia dell’Università di Gerusalemme, si estendeva dal deserto di Tsin al Mar Mediterraneo, dal monte Hor a Sefam. L’iscrizione sul frammento di giara riporta in ebraico la parola «lebenayau» ovvero «appartenente a Benayau» e, secondo le archeologhe Naama Yahalom-Mack e Nava Panitz-Cohen, risale circa al IX-VIII secolo a.C. La città di Abel Beth-Maacah era un crocevia, più volte conquistato da re Asa di Giuda e dal re di Assiria.

Anche se localizzato già nell’Ottocento, il sito non era stato ancora scavato, forse per la sua posizione al confine israeliano tra Libano e Siria. Tremila anni fa la città era come oggi al centro di più popolazioni: la zona infatti veniva contesa dal regno d’Israele, il regno Arameo e le città indipendenti dei Fenici. Forse i territori della «Terra promessa» che, secondo la Bibbia si estendevano «Dal fiume d’Egitto al grande fiume Eufrate» (Genesi 15, 18), erano davvero così vasti.

Tina Lepri, da Il Giornale dell'Arte numero 406, marzo 2020



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