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Opinioni

Gli esami al tempo del Covid-19

Quando torneremo alle nostre abitudini quotidiane dovremo far tesoro di quel che è capitato

 Studenti al lavoro presso l’Accademia di Belle Arti di Roma

Siamo tutti qui. Siamo vicinissimi gli uni agli altri con l’anima, ma lontanissimi fra noi perché non possiamo incontrarci. I nostri respiri sono all’unisono e i nostri battiti sembrano quelli di un cuore solo, quello degli Italiani. Siamo col fiato sospeso ad aspettare che passi questo che sembra l’incantesimo di una strega cattiva.

Siamo tutti chiusi in noi come le «monadi senza finestre» di Leibniz, senza strette di mano, senza baci, senza abbracci, che ci mancano da morire. Ma non si può… non si deve morire così, per una pacca sulla spalla. Dobbiamo stare attenti e tutto andrà bene. La primavera è appena entrata, ma c’è un’atmosfera di gelo ovunque.

Il sole, beffardo, scalda le strade vuote e non riesce ad arrivare nel cuore di ciascuno di noi che, inesorabilmente, resta altrettanto vuoto. Le nostre abitudini sono cambiate e, ora, la tecnologia pare divenuta essenziale per tentare di recuperare una pallida parvenza di normalità. A questa nuova, assurda situazione inimmaginabile già qualche mese fa, quando si brindava alla nascita del nuovo 2020 che avrebbe dovuto donarci chissà quali meraviglie, si è adattata pure l’Accademia di Belle Arti di Roma che adesso si è aperta a lezioni ed esami online.

È questa la mia prestazione professionale residua perché avevo terminato l’insegnamento un attimo prima delle restrizioni prodotte dal Covid-19. Per me che non ho WhatsApp e uso un telefonino «a manovella» come lo chiamo io (vecchio Samsung con touch-screen di prima generazione), lo shock c’è stato. Cerca l’applicazione, scaricala, entra nella piattaforma, interagisci con un inusitato meccanismo e segui addirittura dei corsi per imparare a fare quello che facevi normalmente da anni, non è stata impresa da poco!

I borsisti dell’Accademia che si sono resi disponibili ad «allenare» vecchi babbioni come me che non hanno ancora capito bene cosa sia un browser, un file o un account (inglese a parte), sono stati fantastici. Poi, dopo due o tre lezioni e un utile allenamento pomeridiano con la collega (anche lei componente della nostra commissione) più smaliziata di me nell’uso del computer e nella gestione di videoconferenze, è venuto il grande giorno.

Prima di tutto, mi sono vestito per benino, come se dovessi davvero uscire per gli esami: giacca, camicia, cravatta come al solito… salvo le pantofole, visto che non si vedevano. Dopo la prima schermata nera che aveva al centro l’orbicolo con le mie iniziali, è comparsa un’avvertenza, «riunione in corso» e, immediatamente dopo: «partecipa ora».

Ho cliccato sulla scritta e lo schermo si è subito diviso in quattro con il volto della mia collega, quello della borsista, l’altro dello studente e il mio che si agitava per cercare di capire cosa stesse succedendo. Dopo i saluti di rito e qualche battuta del tipo «scusate il ritardo, ma c’era traffico…» abbiamo iniziato. Ognuno stava a casa sua e la telecamera inquadrava anche un pezzettino di questa intimità che veniva condivisa come un piccolo dono.

Qualche volta siamo stati allietati pure dalla fugace presenza di una sorellina più piccola, oppure di una bimba, figlia di un’esaminanda, che reclamava, a ragione, l’attenzione della sua mamma. Insomma, un esame diverso che, tuttavia, neppure in queste condizioni è riuscito a cancellare quel calore di umanità che è stato capace di trapassare perfino lo schermo freddo di un computer.

Così, la meccanica ritualità dell’esame si è sciolta di volta in volta con un’osservazione, una discussione, una riflessione andando avanti per tutto il giorno e per diversi giorni. Anzi, per motivi di tipo logistico, una volta, abbiamo proseguito anche dopo cena, dalle 21,00 alle 23,00, quando piuttosto esausti, ci siamo salutati con una meritata «Buonanotte!».

Quando, sconfitto il Covid-19, torneremo alle nostre abitudini quotidiane dovremo far tesoro di quel che è capitato e, allora, sarà bene ricordarci di quanto ci siano mancate. Perciò, non denigriamola più la nostra normalità, ma pensiamo che è straordinario vivere una vita normale.

Marco Bussagli, edizione online, 6 maggio 2020


  • Veduta dell'ingresso dell'Accademia di Belle Arti di Roma
  •  Studenti al lavoro presso l’Accademia di Belle Arti di Roma
  •  Studenti al lavoro presso l’Accademia di Belle Arti di Roma

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