Gli artisti provano a reimmaginare il mondo

La 58ma edizione della Carnegie International presenta da un lato opere storiche da istituzioni e collezioni internazionali, dall’altro lavori di artisti viventi

«Field Notes» (2021), di Aziz Hazara. Foto Hassan Nazari, Mustafa Rasooli, Cortesia dell’artista e di Experimenter Kolkata
Federico Florian |  | Pittsburgh

Inaugurata nel 1896, la Carnegie International è una fra le più celebri e accreditate mostre d’arte contemporanea in Nord America. Con cadenza quadriennale, la rassegna intende offrire uno spaccato dell’arte di oggi da una prospettiva non solo statunitense.

Il timone di questa 58ma edizione, dal 24 settembre al 2 aprile, è nelle mani di Sohrab Mohebbi, ex curatore dello SculptureCenter di New York: «Gli artisti in mostra, spiega, molti dei quali espongono per la prima volta negli Usa, rivelano pratiche volte a un tentativo di ricostruzione, ricordandoci che a legarci non sono solo le nostre storie di sofferenza e desiderio, dichiara, ma anche quelle di resistenza e sopravvivenza. Storie che ci aiutano a reimmaginare il mondo».

Sotto il titolo di «Is it morning for you yet?», la rassegna si muove su due fronti: da un lato presenta opere storiche da istituzioni e collezioni internazionali, dall’altro lavori di artisti viventi, avviando partnership con organizzazioni culturali globali e riflettendo su come l’umanità, e nello specifico il mondo dell’arte, possano avviare un’opera di reale ricostruzione, a seguito degli sconvolgimenti generati dal colonialismo e dal disastro ecologico.

Se il cuore dell’International ha luogo presso il Carnegie Museum of Art, l’intera città ospita lavori, progetti e commissioni site specific. Tra queste l’opera di Tony Cokes che ha realizzato quattro cartelloni digitali per la Route 28. Tra gli altri artisti in mostra, Claes Oldenburg, Felix González-Torres, terra0 e James «Yaya» Hough.

© Riproduzione riservata «Death Center for the Living», di Daniel Lie (in partnership con Vivian Caccuri), Festwochen di Vienna 2017. Foto di Daniel Lie
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