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Ginori salva: diventa Fondazione

Grazie a Ministero, Regione e Città di Doccia, riaprirà nel 2022 il Museo Richard-Ginori

Una vista attuale dell’interno del museo, chiuso dal 2014

Sesto Fiorentino (Fi). È definitivamente salvo quell’autentico tesoro di porcellane, ceramiche, gessi e strumenti di lavoro dal XVIII al XX secolo che compone il Museo Richard-Ginori della storica Manifattura di Doccia di Sesto Fiorentino. Aveva rischiato l’abbandono e la rovina: la collezione con pezzi tardo barocchi, rococò, neoclassici e via via fino al Liberty e a tutto il Novecento, con archivio, biblioteca e fototeca, riaprirà entro il 2022.

A gestirlo, e questa è l’altra importante novità, sarà una Fondazione di cui hanno firmato l’atto costitutivo, il 19 dicembre scorso a Sesto Fiorentino, il ministro Dario Franceschini, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e il sindaco di Sesto Lorenzo Falchi.

Collocato in un lungo edificio a due piani di riconosciuto pregio, progettato da Pier Niccolò Berardi e Fabio Rossi e aperto nel 1965 in un parco dirimpetto alla fabbrica, il 14 maggio 2014 il museo chiuse perché nel 2013 la Richard-Ginori era fallita. Sembrava concludersi la storia della manifattura fondata con spirito pioneristico dal conte Carlo Ginori nel 1737.

Dotato di archivio e biblioteca, questo patrimonio che ebbe Gio Ponti direttore artistico dal 1923 al 1930, era compromesso dal degrado dell’edificio: nel 2015 la Soprintendenza Archivistica della Toscana aveva messo al riparo i documenti all’Archivio di Stato di Firenze mentre un movimento di opinione, con l’Associazione Amici di Doccia e lo storico dell’arte Tomaso Montanari in prima fila, invocava giustamente di salvare tutto.

Le tre istituzioni hanno ascoltato e agito. «È un patrimonio unico al mondo sul quale c’è stato un impegno collettivo. Questo modello indica una strada per tutti i musei d’impresa», rimarca il ministro. Nel marzo 2017 il Mibact (sempre a guida Franceschini) acquistò museo e collezione che assegnò al Polo Museale della Toscana. Mentre la fabbrica ha ripreso le attività con un nuovo management, la neonata fondazione deve organizzare il futuro ed è aperta a privati e associazioni.

I costi? Il Mibact spende 6,154 milioni di euro (di cui 3,2 tramite lo scomputo di tasse) più 100mila euro per il fondo di dotazione; la Regione mette 200mila euro nel fondo e 300mila nel 2020 e nel 2021 per tutti i passaggi da qui alla riapertura; il Comune ne impegna 100mila per il fondo e altrettanti per la gestione sempre quest’anno e il prossimo. Sono soldi ben spesi.

«Il museo andrà lanciato a livello internazionale», auspica il direttore generale dei musei del dicastero Antonio Lampis. «Era e sarà un luogo espositivo e di promozione dell’azienda ma l’edificio, vincolato, non è a norma, ha avuto infiltrazioni e cadute, l’allestimento delle opere andrà sfoltito», appunta il direttore del Polo Museale della Toscana Stefano Casciu in vista dei restauri. «Qui passa la storia civile e culturale della città che è sempre stata legata alla vita della Richard Ginori», si rallegra Falchi. «Sarà un luogo per il turismo ma anche per il godimento e la consapevolezza dei cittadini», chiosa Rossi.

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020


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