Frida Orupabo al Fotomuseum Winterthur

I collage in bianco e nero dell’artista e sociologa nigeriana-norvegese indagano temi forti: dal razzismo alla sessualità passando per la violenza e il colonialismo

 Frida Orupabo «Seated With Two Hands und Girl With Necklace» (2021) © Frida Orupabo e Galerie Nordenhake Berlino, Stoccolma, Città del Messico
Bianca Cavuti |  | Winterthur

«I have seen a million picture of my face and I still have no idea»: è una citazione di una poesia di Elaine Khan il titolo della mostra che il Fotomuseum Winterthur dedica sino al 29 maggio a Frida Orupabo (Sarpsborg, Norvegia,1986). Parole che rivelano indizi preziosi sulle questioni cardinali esplorate dall’artista e sociologa nigeriana-norvegese, artefice di una ricerca sull’identità che ha al centro il corpo nero femminile.

L’autrice utilizza fotografie d’archivio personali e immagini trovate online, che ritaglia e disseziona per poi riassemblarle in quello che potremmo definire, con un’espressione di Hal Foster, un «gesto di sapere alternativo o contromemoria». Attraverso i suoi scultorei collage in bianco e nero Frida Orupabo intraprende una complessa indagine sul razzismo e sulla sessualità. Fondamentale è anche la riflessione sulla violenza e sullo sguardo coloniale, che tiene conto anche del ruolo che la fotografia ha storicamente avuto nella definizione dei rapporti di potere.

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