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Fotografia

Fotografia Europea per la 14ma volta

Il tema della rassegna emiliana è «Legami. Intimità, relazioni, nuovi mondi»

Un momento di una passata edizione di Fotografia Europea

Reggio Emilia. Un danzatore giapponese dialoga a gesti con un robot che sembra esplorare l’alterità propria e dell’essere umano che lo invita alla danza. Secondo il direttore artistico Walter Guadagnini, «Co(AI)xistence», installazione video realizzata in Giappone dalla francese Justine Emard, è l’opera che meglio sintetizza la XIV edizione di Fotografia Europea, intitolata «Legami. Intimità, relazioni, nuovi mondi». Un tema che parla ai nostri giorni, e intorno al quale ruota tutto il circuito ufficiale del festival, concepito dal Comitato Scientifico della Fondazione Palazzo Magnani, che riunisce Marco Belpoliti, Vanni Codeluppi, Marina Dacci, Marzia Faietti, Walter Guadagnini, Gerhard Wolf.

La manifestazione che ogni anno viene ospitata a Reggio Emilia (promossa dalla stessa Fondazione Magnani, con il Comune di Reggio Emilia e la Regione Emilia-Romagna, e che si avvale del sostegno del Mibac), si svolge dal 12 aprile al 9 giugno, concentrando nelle tre giornate inaugurali eventi, conferenze, concerti, performance, letture portfolio. I legami in gioco si prestano «a due interpretazioni primarie, una di carattere individuale, l’altra di carattere collettivo, che spesso naturalmente confluiscono in un unico alveo» che si allunga dall’ambito familiare a quello pubblico, dai rapporti privati alla dimensione sociale, quindi politica e storica. L’esistenza stessa è definita dalle relazioni tra persone, e tra queste e il territorio, la cultura, le comunità, l’economia, l’ambiente, la globalizzazione e la tecnologia.

Si parte con la mostra di Horst P. Horst (1906-99) a Palazzo Magnani, curata da Guadagnini in collaborazione con Horst Estate e Paci Contemporary di Brescia. Le 100 immagini ripercorrono una visione che ha spostato in avanti la fotografia di moda, con un’eleganza compositiva che brucia non solo i tempi, ma i confini tra arte e lavoro pubblicitario, tra resa del corpo e grafica, tra circoli intellettuali e le pagine patinate di «Vogue» e «Harper’s Bazaar».

Un’altra grande antologica è dedicata a Larry Fink (New York, 1944) che ha selezionato con il curatore le 90 opere di «Unbridled Curiosity», a Palazzo da Mosto, dove il suo sguardo agile si sposta tra party, musei e palestre, per arrivare vicino ai soggetti e mescolarsi alle loro vite; e nello stesso spazio anche «Arabian Transfer» di Michele Nastasi che punta l’obiettivo su sei città della penisola arabica.

Si passa alla Sinagoga per «Urban Screens», ultimo progetto di Vincenzo Castella che nei grandi formati mette in scena una natura addomesticata e disorientante. Mentre Giovanni Chiaramonte (Chiesa di San Nicolò e Battistero) disegna un itinerario tra i luoghi della storia dell’Occidente, da Atene a Roma a Berlino, fino al memoriale di Miami. «Made in Japan», ai Chiostri di San Pietro, è il percorso dedicato al Giappone, Paese ospite dell’edizione, visto da Kenta Cobayashi, Motoyuki Daifu e Ryuichi Ishikawa, e raccontato dall’esterno con Justine Emard, Vittorio Mortarotti, Pierfrancesco Celada (con il progetto selezionato sui 300 della Open Call 2019), e Pixy Liao, la vera rivelazione di questa edizione.

Sempre ai Chiostri anche la circolarità della storia nel video «Rivoluzioni», lavoro che Francesco Jodice ha realizzato su commissione intorno al tema dell’edizione 2018; un inedito di Jacopo Benassi, dove la danza connette le diversità; le migrazioni in Libia di Samuel Gratacap; e il progetto Speciale Diciottoventicique. E ancora, un viaggio tra le famiglie reggiane attraverso i fondi fotografici, alla Biblioteca Panizzi; «Ropes/Corde» con i sette vincitori della call Giovane Fotografia Italiana, e «Scatta la cultura» (tutto ai Chiostri di San Domenico).

Un secolo di Reggiana allo Spazio Scapinelli; alla Collezione Maramotti il lavoro di Margherita Moscardini sul campo profughi giordano di Za’atari, e la creatività terapeutica di Atelier dell’Errore BIG. Nei sotterranei del Teatro Valli, Jaakko Kahilaniemi e Lucie Khahoutian. Senza dimenticare il Circuito Off con le sue oltre 300 iniziative, e la consueta partecipazione di altri Comuni della regione: Linea di Confine a Rubiera presenta un excursus a cura di Antonello Frongia; la Fondazione Modena Arti Visive l’omaggio a Franco Fontana; il Mar di Ravenna le personali di Oliviero Toscani e Arrigo Dolcini; il Csac di Parma «Nuove figure in un interno»; e il MAST di Bologna «Nature & Politics» di Thomas Struth.

Chiara Coronelli, da Il Giornale dell'Arte numero 396, aprile 2019


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