Fluida anche nel format

La 13ma Biennale di Shanghai è una riflessione sul potere rigenerante dell’acqua

Federico Florian |  | Shanghai

Immagine chiave della tredicesima edizione della Shanghai Biennale, la più vecchia rassegna d’arte contemporanea in Cina (aperta fino al 18 luglio), è il potere rigenerante e unificante dell’acqua. «Bodies of Water» (Corpi d’acqua) è il titolo della mostra, concepita da Andrés Jaque, direttore dell’Advanced Architectural Design Program alla Columbia University di New York, insieme a un team allargato di curatori (Marina Otero Verzier, Lucia Pietroiusti, You Mi e Filipa Ramos): una riflessione sul rapporto tra acqua e corpo, fluido e materico, in cui la «liquidità» diviene metafora dell’esistenza contemporanea. 

Un tema, quello dell’acqua, che prende le mosse dalla geografia e dalla conformazione fisica di Shanghai: una metropoli affacciata sul Mar Cinese Orientale, incuneata tra i fiumi Huangpu e Yangtze, e cinta da uno dei delta fluviali più fertili al mondo. Per non parlare della sede stessa della biennale, la Power Station of Art, l’ex centrale elettrica che contribuì all’industrializzazione del fiume Huangpu, motore di una produzione efficiente e accelerata.

Fluido anche il format della rassegna, che per la prima volta (in risposta all’emergenza Covid-19) assume una struttura a fasi, con una serie di progetti «in crescendo» che si dispiegheranno nel corso dei prossimi mesi. Lo scorso novembre, i partecipanti alla biennale (fra questi, gli artisti Itziar Okariz, Himali Singh Soin e Tong Wenmin, e i filmmaker Karrabing Film Collective, Yong Xiang Li e Jenna Sutela) hanno presentato il proprio lavoro in un dibattito-screening-performance nella Grand Hall della Power Station, in vari spazi espositivi lungo il fiume Yangtze e online. È poi partito un programma di attività pubbliche su tv, social media e all’interno del tessuto urbano; la mostra vera e propria inaugurerà nel mese di aprile.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Federico Florian
Altri articoli in MOSTRE