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Finarte riparte

La storica casa d’aste ha aperto la sua nuova sede negli spazi polifunzionali di via Paolo Sarpi

Uno scorcio della nuova sede di Finarte

Non un semplice trasloco, ma un vero «cambio di pelle»: è questa la strategia che ha accompagnato il cambiamento di sede di Finarte, che ha lasciato gli spazi di via Brera 8 per trasferirsi in un edificio di circa mille metri quadrati in via Paolo Sarpi 8, nel nuovo Innovation Design District. L’area, sinora identificata con la Chinatown milanese, è oggi in grande fermento per via della sua posizione strategica, delimitata com’è dai grattacieli di Porta Nuova (il premiatissimo Bosco Verticale di Stefano Boeri, l’UniCredit Tower di César Pelli e la sede di BNP Paribas, nella Diamante Tower: per i milanesi «il diamantone») e dalla zona della movida di corso Como e del quartiere Isola da un lato, dall’altro dalla zona di Porta Volta, con il recente edificio di Herzog & de Meuron, sede della Fondazione Feltrinelli e di Microsoft. La nuova sede di Finarte si apre nell’edificio in cui si trovava il Cinema Teatro Aurora, fondato nel 1908 e prosperato per lunghi anni come «Primaria sala rionale» per trasformarsi, quando esplose la crisi del cinema, in una sala multifunzione presto disertata.

Sebbene siano state rispettate le strutture originarie e si siano conservati il grande salone a doppia altezza che ospitava la platea (ora sala espositiva e delle aste) e, al livello superiore, sia stata conservata la galleria del vecchio cinema, su cui oggi si aprono gli uffici, in 200 giorni di lavori l’edificio ha acquisito un nuovo volto, grazie al progetto dell’architetto Anna Maria Voiello, luminoso e attuale ma soprattutto funzionale alle necessità di una casa d’aste in forte crescita qual è il Gruppo Finarte che, dopo l’acquisizione del 2017 della romana Minerva Auctions, in quell’anno ha registrato un primo fatturato globale di 10,5 milioni di euro, per sfiorare poi i 15 milioni nel 2018. Il recupero del vecchio cinema aveva però anche un secondo obiettivo, meno ovvio: quello di proporsi come una realtà strettamente connessa con la città.

A un anno e mezzo dall’avvio del Gruppo Finarte (coincidente con l’acquisizione di Minerva Auctions), arriva dunque la decisione di cambiare sede e quartiere, dal cuore nobile di Brera alla meno centrale via Paolo Sarpi, con l’intento di raggruppare in un unico edificio sala d’asta, caveau, spazi espositivi e uffici, e migliorare così i servizi alla clientela. Il nuovo edificio può inoltre disporre di tutte le nuove tecnologie oggi indispensabili allo svolgimento dell’attività di una casa d’aste, proponendosi al tempo stesso come una realtà aperta alla città e contribuendo alla valorizzazione di un’area urbana, quella di Paolo Sarpi, che sta vivendo una fase di forte sviluppo.

L’«apertura» alla città si andrà via via sviluppando nei prossimi mesi, con una programmazione che includerà le «Kids Art Experiences», in cui i bambini potranno avvicinarsi alle pratiche dell’arte, così come l’organizzazione di cicli di seminari e conferenze (le prime, probabilmente, di fotografia contemporanea, saranno tenute da Roberto Mutti). Gli spazi saranno aperti a eventi di team building che abbiano come oggetto l’arte nelle sue varie forme e che permettano ai partecipanti di acquisire un metodo per utilizzare l’arte come strumento di apprendimento per la vita quotidiana e lavorativa. Al contempo, la casa d’aste si propone di interloquire fittamente con le istituzioni, mettendosi al servizio della riqualificazione della città, poiché tutti i suoi attori condividono il messaggio che l’arte aiuti a vivere meglio.

Anche i suoi già numerosi dipartimenti (dall’arte moderna e contemporanea alla fotografia, dall’Automotive, che nel 2018 ha contribuito fortemente all’incremento del fatturato, con i suoi 3 milioni abbondanti, a gioielli orologi e argenti, dai libri, autografi e stampe ai dipinti e disegni antichi) si amplieranno ad altri settori. Al debutto sono i vini, il Fashion Vintage, Design e Memorabilia, settore quest’ultimo che produce una vastissima risonanza mediatica: nello scorso dicembre, la vestaglia indossata da Sophia Loren nel film «Una giornata particolare» di Ettore Scola, acquistata dal Museo del Cinema di Torino, ha portato il nome di Finarte Minerva Auctions su tutti i media.
L’acquisizione di Minerva Auctions da parte di Finarte ha avuto l’obiettivo primario d’incrementare, oltre al fatturato globale, il team di esperti in grado di contribuire al riposizionamento di un marchio che si stava rifondando.

Dopo essere stata, dal 1959 fino a che rimase nelle mani del gruppo originario (il fondatore, il banchiere milanese Gian Marco Manusardi, presto affiancato dal finanziere Francesco Micheli, e il presidente e storico banditore Casimiro Porro) una casa d’aste di prim’ordine, leader in Italia e assai rispettata internazionalmente, nonché la prima società al mondo a operare finanziamenti in un campo come quello dell’arte, che non godeva di alcun credito presso le banche, in seguito, per effetto di una scalata ostile, Finarte fu acquisita da Giorgio Corbelli, che l’avrebbe in breve condotta al fallimento. La nuova compagine societaria di Finarte è ora formata da Rosario Bifulco (presidente), Giampaolo Cagnin, Mauro Del Rio, Riccardo Lia, Giancarlo Meschi, Francesco Mutti, Diego Piacentini, Rolando Polli, Giovanni Sarti e ha ritenuto che Minerva Auctions potesse assicurarle le migliori professionalità presenti sul mercato.

Finarte si affaccia dunque al 2019 con le migliori prospettive e con numerosi progetti in fase di definizione, nonostante il secondo semestre del 2018 sia stato difficile per tutte le case d’asta in Italia. Sull’andamento generale pesano il momento storico e le incertezze attuali che rendono cauti anche gli appassionati collezionisti. Nondimeno, alla domanda sugli scenari del prossimo futuro, rispondono di ritenere che «il mercato dell’arte e dei preziosi continuerà a svolgere un ruolo strategico nei patrimoni delle famiglie, che possono così differenziare l’investimento dando spazio alla valorizzazione delle proprie passioni. Questo sentimento è confermato dal notevole interesse dimostrato dai diversi operatori economici dei settori di riferimento e relativamente anche ai servizi di consulenze e art advisory, esigenza sempre più sentita dai target più alti».

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 394, febbraio 2019


  • Uno dei top lot di Finarte: «Vita silente» (anni Quaranta) di Giorgio de Chirico venduto a 56.250 euro lo scorso novembre

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