Evan Roth interpreta Internet come luogo di una disfatta

Alla Fondazione Modena Arti Visive l’autore statunitense percepisce nelle sue opere la rete come luogo di potere, «dove si esercita un potere accentrato e monetizzato»

«Landscapes» (2022), di Evan Roth, nel Zhejiang Art Museum durante la Hangzhou Triennial of Fiber Art. Cortesia della Hangzhou Triennial of Fiber Art
Bianca Cavuti |  | Modena

La storia e l’evoluzione della rete sono lo specchio della nostra epoca, delle sue aspirazioni e promesse, ma anche delle sue distorsioni. E proprio a queste si rivolge la ricerca dello statunitense Evan Roth (Lansing, 1978; vive e lavora a Berlino), a cui la Fondazione Modena Arti Visive dedica una mostra dal titolo «Evan Roth. Mondi distorti». Visitabile fino all’11 febbraio 2024, l’esposizione, la prima personale italiana dell’autore americano, è una sfida alla normale percezione delle tecnologie legate alla comunicazione.

«Come altri artisti della sua generazione cresciuti negli anni Novanta, spiega la curatrice Chiara Dall’Olio, Roth inizia a utilizzare la rete come piattaforma per la libera circolazione delle informazioni e la condivisione delle opere d’arte create in formato digitale, lavorando in particolare con sistemi open-source e riflettendo in maniera critica sull’applicazione al mondo web delle leggi relative alla proprietà intellettuale. A partire dallo scorso decennio, la coscienza su che cosa sia la rete cambia [...]. Internet non è più quello spazio utopico, immateriale, atemporale in cui scambiare liberamente contenuti, ma è diventato un luogo dove si esercita un potere accentrato e monetizzato [...]. Questa nuova consapevolezza porta Roth a interrogarsi su che cosa sia effettivamente la rete, come funzioni, che aspetto fisico abbia e come sia gestita».

Attraverso opere inedite e lavori più noti, l’artista ripercorre il passaggio dagli esordi sperimentali di internet alle sue derive attuali, rendendo visibili gli aspetti inosservati e le geografie nascoste, presentando, in fin dei conti, il bilancio di una disfatta. Come si legge sul sito del Free Art and Technology Lab, fondato nel 2007 da Roth e da James Powderly, «[...] abbiamo perso. Noi, che credevamo che internet potesse cambiare la società, che la tecnologia potesse prendere strade diverse dalla sorveglianza, dalla centralizzazione e dal consumismo. La battaglia è persa e il colosso dell’industria della sicurezza, del potere e del capitale non è riuscito a fermarsi. [...] Guardiamo in faccia la realtà, abbiamo perso, abbiamo tutti perso».

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