Dorothea Lange, parole e immagini

Al MoMA cento scatti della collezione del museo, realizzati in tutto l’arco della sua carriera

«Migrant Mother», di Dorothea Lange
Monica Poggi |

New York. «Tutte le fotografie, non solo quelle cosiddette “documentarie”, e in realtà tutte le fotografie sono documentarie e appartengono a qualche luogo, hanno un posto nella storia, possono essere rafforzate dalle parole». Questa affermazione, fatta da Dorothea Lange in un’intervista del 1960, anticipa una serie di riflessioni teoriche che da lì a pochi anni nasceranno attorno alla fotografia all’interno della corrente concettuale, mettendone fortemente in discussione proprio la presunzione di documentare il reale.

Nonostante il lavoro della Lange si inserisca ancora in un periodo di grande fiducia nei confronti delle capacità descrittive di questo linguaggio, e nonostante i suoi siano alcuni degli scatti più iconici del ’900, il testo è spesso usato a integrazione dell’immagine. Lo si nota dalla cura riposta nelle sue didascalie, ma anche dai saggi fotografici pubblicati su «LIFE
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