Diventati italiani a Parigi

A Palazzo Accorsi-Ometto una mostra sui Sette che nel quinquennio 1928-1933 furono protagonisti di una stagione memorabile nella Ville Lumière: de Chirico, Savinio, de Pisis, Paresce, Severini, Campigli e Tozzi

«Tombeau d’un roi maure» (1929) di Alberto Savinio
Alessandra Ruffino |  | Torino

«Andai a Parigi e divenni italiano», ricordava nel 1961 Mario Tozzi (1895-1979), uno dei sette Italiens de Paris a cui è dedicata alla Fondazione Accorsi-Ometto, fino al 30 gennaio, «Parigi era viva», a cura da Nicoletta Colombo e Giuliana Godio. Nel quinquennio 1928-1933, i «dioscuri» de Chirico e Savinio, insieme a Filippo de Pisis, Renato Paresce, Gino Severini, Massimo Campigli e Tozzi, furono protagonisti nella Ville Lumière di una stagione memorabile sia nell’ambito delle loro carriere individuali, sia nel contesto della storia artistica dell’epoca.

Al di là delle diversità di stile e temi, i linguaggi dei Sette, «declinati tra il classico e il meraviglioso, tra il reale, il metafisico e il fantastico», diventarono, nota Nicoletta Colombo, «ingredienti di un mix propizio alla nascita di una nuova mitologia moderna». L’inizio della vicenda parigina dei «Sept» data al 1928, anche se tutti erano da tempo in città: Severini dal 1906, de Chirico, giunto una prima volta nel 1911, vi era tornato nel 1924, Alberto Savinio vi aveva soggiornato nel 1910 e nel 1926, Paresce era arrivato nel 1912, Tozzi e Campigli nel 1919, De Pisis nel 1925.

Una selezione di circa 70 opere, ordinate in sette sezioni, una per artista, si propone di rievocare il clima artistico e letterario di quel passaggio tra fine anni Venti e primi anni Trenta in cui si ebbe un fecondo incontro/scontro di tradizione e avanguardia. Il titolo dell’esposizione cita e omaggia un passo dell’autobiografia del critico d’arte catanese Gualtieri di San Lazzaro (1908-74), fondatore della rivista «XXe siècle» e influente figura nella Parigi cosmopolita di allora, ove si era trasferito nel 1924, anno dell’andata in scena dell’Étoile au front di Raymond Roussel, uno che compì all’inverso il viaggio Parigi-Sicilia e che di mix tra reale e fantastico fu maestro insuperabile.

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