Degas torna a Napoli

Nel Refettorio del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore 200 opere tra dipinti, sculture, disegni, incisioni e fotografie dell’artista francese e opere di artisti a lui contemporanei

«Petite arabesque», di Edgar Degas
Olga Scotto di Vettimo |  | Napoli

«Palazzo Degas» è ancora oggi il nome con cui i napoletani chiamano Palazzo Pignatelli di Monteleone, edificio cinquecentesco rimaneggiato nel ’700 da Ferdinando Sanfelice, che si affaccia su piazza del Gesù Nuovo. È qui che visse il nonno paterno di Edgar Degas ed è qui che il giovane artista, ventenne, venne incoraggiato a dedicarsi alla pittura frequentando gli ambienti artistici napoletani e, saltuariamente, la stessa Accademia di Belle Arti.

Dal 14 gennaio al 10 aprile questo legame intenso con la città viene celebrato per la prima volta con la mostra «Degas, il ritorno a Napoli», curata da Vincenzo Sanfo, prodotta da Navigare srl e patrocinata dal Comune di Napoli. Tre sezioni scandiscono il percorso mediante 200 opere esposte nel Refettorio del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore. Innanzitutto gli anni giovanili di Degas, che realizzò a Napoli i primi importanti dipinti: il ritratto del nonno Hilaire De Gas (Museo d’Orsay di Parigi) e quello della famiglia Bellelli (in mostra una riproduzione multimediale). Una seconda sezione accoglie disegni, studi, incisioni e sculture con i noti soggetti dell’artista.

Tra le opere più interessanti: «La maison Tellier» e «La Famille Cardinal» e il facsimile del Carnet di disegni per Ludovic Halévy, dove emerge la predilezione per il disegno, la lezione italiana e l’influenza di Ingres. Inoltre sono esposti disegni di Jules Pascin e un’acquaforte di Picasso (serie «La Celestine») che ritrae in maniera ironica Degas. Infine, nella terza sezione le opere pittoriche e grafiche di Filippo Palizzi, Domenico Morelli, Frank Boggs, Giuseppe Casanova, Ferdinando Pappacena e Édouard Manet restituiscono un affresco su alcune frequentazioni di Degas nel tempo. In mostra anche 34 fotografie realizzate dall’artista (Bibliothèque National de France), testimonianze degli studi compiuti con l’ausilio di una nuova tecnologia.

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