David Medalla e Erika Klien al Museion

Disegni, dipinti, collage, sculture, opere cinetiche e tanto altro tracciano le tappe principali della carriera del famoso artista filippino mentre un altro percorso svela un’artista mai abbastanza valorizzata

Una particolare dell'allestimento della mostra «Parables of Friendship», Museion, Bolzano, 2022, foto di Luca Guadagnini
Camilla Bertoni |  | Bolzano

Presso Museion si celebra l’artista, poeta e attivista filippino David Medalla (classe 1942), con il primo grande omaggio realizzato dopo la sua morte, avvenuta nel 2020, in collaborazione con il Bonner Kunstverein e il David Medalla Archive di Berlino.

«Parables of Friendship» (fino al 14 settembre) è curata da Steven Cairns e Fatima Hellberg, curatori anche del volume «Vita qual è, anche la vita quale dovrebbe essere» sul lavoro di Medalla edito da Museion e Bonner Kunstverein, pubblicato a breve da Koenig Books. Non si tratta di una retrospettiva, ma di un grande studio , «assecondando l’approccio dell’artista, senza intenzioni museologiche o storiche in senso cronologico», dichiarano i curatori, su tutta l’opera «straordinariamente politicizzata e politica, esperienziale e sperimentale, fluida e interconnessa», alla ricerca delle intersezioni tra arte e vita attraverso disegni, dipinti, collage, sculture, neon, opere cinetiche, partecipative e performative, ispirate ai grandi temi del presente e create lungo i settant’anni della carriera di Medalla.

Approdato a Parigi negli anni Sessanta, l’artista filippino, incluso da Harald Szeeman nella celebre mostra «When Attitudes become Forms»e alla quinta edizione di «Documenta», è vissuto a lungo a Londra, dove è stato fondatore della Signals Gallery, della London Biennale e presidente degli Artists for Democracy, muovendosi sempre tra Europa, Africa, Est asiatico e New York.
L’allestimento in chiave scenografica è firmato dal regista teatrale Michael Kleine.
Nella stessa sede è in corso l’omaggio a un’artista austriaca, trascurata dal mondo della storia dell’arte, esponente di spicco del Kinetismus viennese: Erika Giovanna Klien, nata a Borgo Valsugana nel 1900, formatasi a Vienna e scomparsa nel 1957 a New York.

I suoi lavori e la sua vitale creatività vengono messi in dialogo, nella mostra intitolata «Bird Flight», curata da Bart van der Heide, Andreas Hapkemeyer e Brita Köhler (fino al 7 settembre), con alcune opere «di luce» e cinetiche (della collezione di Museion e provenienti da prestiti di istituzioni di Vienna e Bolzano): da quelle dei suoi contemporanei Max Oppenheimer, Ludwig Hirschfeld-Mack, Elisabeth Karlinsky e Fortunato Depero ad altre degli anni Sessanta, di artisti come Dadamaino, Mark Adrian, Otto Piene, Günther Uecker e Alberto Biasi e, infine, a lavori recenti di Eva Schlegel, Spencer Finch, Ceal Floyer, Benjamin Tomasi e Liliana Moro.

© Riproduzione riservata Una particolare dell'allestimento della mostra «Bird Flight»», Museion, Bolzano, 2022, foto di Luca Guadagnini
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