Costantinopoli restaura le mura

Costruite da Teodosio II nel V secolo, hanno difeso la città dagli Arabi e hanno ceduto solo agli Ottomani nel 1453. Sono patrimonio Unesco

Un tratto delle mura di Istanbul restaurate negli anni Novanta in discutibile stile Disneyland, con ai piedi gli orti coltivati dagli agricoltori locali
Giuseppe Mancini |  | Istanbul

Le mura di Costantinopoli sono i resti più sorprendenti e visibili del passato romano della città e delle sue stratificazioni storiche. Per anni trascurate, sono oggi protagoniste di piani di restauro e di una serie di iniziative destinate a trasformarle in attrazione turistica. Furono costruite nel V secolo da Teodosio II in tre diversi livelli paralleli e con circa 100 torri, estese dal mare di Marmara al Corno d’oro per 7 chilometri; il tratto finale venne ampliato nell’XI secolo sotto la dominazione bizantina. Nel corso del tempo, hanno respinto Attila, gli Arabi, i Bulgari, sigillando per un millennio la città, prima di cedere solo all’assedio degli Ottomani nel 1453.

Nei secoli successivi, sono diventate la membrana semipermeabile tra città e campagna, con cimiteri e monasteri appena fuori le mura: una fascia verde con coltivazioni agricole nei fossati e nei terrapieni, un’area amena per passeggiate. Al di là di pochi tratti andati distrutti, per opera dell’uomo e dei terremoti, la linea alta 12 metri (fino a 20, con le torri) è sostanzialmente integra: dal 1985 la zona è protetta dall’Unesco, ma oltre a restauri ricostruttivi negli anni Novanta che hanno interessato le porte d’ingresso (in discutibile stile Disneyland) non è mai stato attuato un piano di manutenzione e di restauri programmati.

Piogge abbondanti le fanno sbriciolare, oltre 20 torri sono in equilibrio precario; al posto dei turisti le mura attraggono disperati in cerca di un tetto, e gli agricoltori che inspiegabilmente continuano a operarvi (autorizzati) vi hanno allestito alloggi e ripostigli di fortuna. I restauri sono stati avviati dal sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, per la prima volta dopo oltre vent’anni in modo organico, e dureranno due anni: interventi in cinque aree prioritarie, con l’obiettivo di salvare dal crollo completo le torri pericolanti. Non si è però ancora deciso che cosa fare delle aree agricole, pittoresche ma dannose e incompatibili con l’ambizione turistica.

Infatti, a questa iniziativa della Municipalità metropolitana (secondo la legge, proprietaria delle mura) si affiancano quelle del Distretto di Fatih che ha giurisdizione su tutta l’estensione dell’antica capitale imperiale: vincere il degrado, creare opportunità di sviluppo economico. I progetti in corso sono due: un grande giardino lungo la loro estensione, con aree attrezzate e pista ciclabile, e il restauro della fortezza di Yedikule, creata dagli Ottomani aggiungendo tre torri alle quattro che proteggevano la Porta d’oro riservata agli imperatori. Sarà un museo della sua storia, ma anche polo culturale per mostre e concerti all’aperto.

© Riproduzione riservata Un tratto delle mura diroccate di Istanbul La copertina di «Constantinople through the Lens of Achilles Samandji and Eugene Dalleggio», Umberto Allemandi, 2009 La copertina di «Constantinople. The Zone of the Landward Walls», Umberto Allemandi, 2020
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