Con Nicolas Berggruen il tribunale diventa un museo

Il 61enne imprenditore e filantropo parigino farà di Palazzo Diedo a Venezia un nuovo polo dell’arte contemporanea diretto da Mario Codognato

Nicolas Berggruen © Spencer Lowell
Enrico Tantucci |  | Venezia

Ha una nuova vita Palazzo Diedo a Venezia,  abbandonato da anni, con un passato di sede di uffici giudiziari, diventerà un nuovo polo dell’arte contemporanea in città. L’iniziativa è di Nicolas Berggruen, il sessantunenne imprenditore e filantropo parigino che circa un anno fa aveva comprato dalla Fondazione di Venezia la Casa dei Tre Oci alla Giudecca, per farne la prima sede europea del Berggruen Institute, un istituto di ricerca con sede a Los Angeles, indipendente e non profit, da lui creato e presieduto, attivo sulle politiche internazionali e sulle sfide globali del XXI secolo.

A dirigere la Berggruen Arts & Culture, che a Palazzo Diedo prenderà sede, sarà Mario Codognato, curatore veneziano di fama internazionale, già capo curatore del Madre a Napoli e che a Venezia è anche direttore della Anish Kapoor Foundation, con sede in un altro palazzo storico recuperato, Palazzo Manfrin, e che tra poche settimane inizierà la sua attività ospitando insieme alla Gallerie dell’Accademia la grande esposizione dedicata allo scultore angloindiano. È Codognato il deus ex machina dell’acquisto di Palazzo Diedo da parte di Berggruenn.

Com’è  nata l’idea di acquisire Palazzo Diedo dalla Cassa Depositi e Prestiti, che ne era proprietaria?
Era uno dei grandi edifici veneziani sul mercato, con una struttura monumentale che lo fa assomigliare, in qualche misura, a Palazzo Grassi. Aveva ospitato prima una scuola elementare e poi il tribunale di sorveglianza, ma da anni non era più utilizzato. Con Nicolas Berggruen abbiamo pensato che fosse perfetto per ospitare le nuove attività del Berggruen Arts & Culture.

In che modo pensate di «riempirlo»? Si è parlato di spazi espositivi permanenti della Collezione Berggruen di arte contemporanea, ma anche di mostre e residenze per artisti.
Il progetto è ancora in fase di definizione, ci saranno probabilmente tutte queste cose insieme. L’idea è di riservare un piano allo studio di artisti invitati a «produrre» le proprie opere a Venezia, trasformando alla fine del lavoro lo stesso studio in uno spazio espositivo per vederle. Ma potremmo ospitare anche incontri e dibattiti in collegamento con la Casa dei Tre Oci, così come nella sede della Giudecca è possibile l’organizzazione di mostre, in un  rapporto molto fluido tra i due spazi, entrambi di proprietà del Berggruen Insitute. Speriamo di poter inaugurare Palazzo Diedo ristrutturato in occasione della Biennale Arti Visive del 2024, i lavori stanno per iniziare.

Comincerete però a utilizzarlo già in occasione di questa Biennale Arte, il 20 aprile, con una grande installazione dell’artista statunitense Sterling Ruby.
Sì, sarà una grande scultura allestita sulla facciata di Palazzo Diedo con il progetto «A Project in Four Acts», che prevede che essa venga modificata nel tempo in base allo stato di avanzamento dei lavori del palazzo. Ruby è già un’artista le cui opere fanno parte della collezione Berggruen, ma da qui al 2024 vorremmo proporre anche i lavori di altri artisti.

In questo momento c’è un grande fermento di nuove istituzioni artistiche che «planano» su Venezia. Oltre alla vostra, ricordo la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo che ha acquistato sempre da Cassa Depositi e Prestiti l’isola di San Giacomo in Paludo per farne un altro polo dell’arte contemporanea. Ma anche la Fondazione francese dell’albero d’Oro, che a Palazzo Vendramin Grimani ha aperto da circa un anno un centro espositivo sul collezionismo antico con sconfinamenti del contemporaneo. E poi, appunto, la Fondazione Kapoor da lei stesso diretta.
C’è questa palpabile energia, perché Venezia è una vetrina eccezionale per l’arte contemporanea, attirata anche da quel grande catalizzatore permanente che è la Biennale. La dimensione stessa della città, a differenza delle grandi metropoli, rende possibile una straordinaria concentrazione di istituzioni che si offrono l’una accanto all’altra al visitatore. Per Venezia è una carta importante da giocare anche per il recupero di molti edifici dismessi.

Il presidente della Biennale Roberto Cicutto, presentando poche settimane fa l’Esposizione Internazionale d’Arte, ha invitato le maggiori istituzioni artistiche veneziane a fare maggiormente sistema per la città, pur nella rispettiva autonomia. Condivide?
Assolutamente sì. È una necessità per Venezia. Credo molto nelle sinergie tra istituzioni diverse, speriamo di farlo presto anche con il Berggruen Arts & Culture.

Anche tra il Berggruen e la Anish Kapoor Foundation a Venezia?
Perché no... ma siamo solo agli inizi.

A che punto siete con la preparazione della mostra di Kapoor che sarà inaugurata il 20 aprile e allestita tra le Gallerie dell’Accademia e Palazzo Manfrin?
Oltre che le Gallerie dell’Accademia occuperà anche il piano terra e il primo piano di Palazzo Manfrin, che è ancora un cantiere per i lavori che speriamo di concludere per il 2024, per la prossima Biennale Arte. Sarà uno spazio che ospiterà le sculture di Kapoor, ma anche mostre di altri artisti, attività laboratoriali, seminari.  È ancora un lavoro in buona parte da impostare.

© Riproduzione riservata Mario Codognato Palazzo Diedo a Venezia, nuova sede di Berggruen Arts & Culture
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