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Lettere

Che cosa servirebbe alla Ricci Oddi?

Un appello per il rilancio del museo piacentino di Gabriella Belli, Davide Gasparotto, Fernando Mazzocca, Tomaso Montanari, Salvatore Settis

Il cortile interno della Galleria Ricci Oddi a Piacenza

Il fortuito e fortunato ritrovamento del «Ritratto di signora» di Gustav Klimt, unitamente a una recente mostra organizzata per ricordare la figura di Stefano Fugazza, sembrano aver miracolosamente riacceso l’interesse dei piacentini per la Galleria Ricci Oddi. Questo è sicuramente un bene, giacché negli ultimi dieci anni non sembra che il museo sia stato davvero protagonista e motore della vita culturale cittadina. Il destino di questa illustre collezione, nonostante i dipinti fossero ancora tutti appesi alle pareti, sembra essere invece stato lo stesso del dipinto di Klimt, chiuso in una busta di plastica e dimenticato in un oscuro anfratto coperto dall’edera.

In questo momento di rinnovata attenzione, non è la logica dell’evento che deve di nuovo prevalere, bensì una progettualità a lungo termine. Ma che cosa servirebbe per far ripartire questa istituzione la cui vitalità e incidenza sulla scena locale e nazionale sembra essersi arrestata con la scomparsa del suo ultimo direttore dieci anni fa? Da professionisti del settore, vorremmo offrire qui alcune semplici riflessioni che servano a non perdere di vista quelli che dovrebbero essere i compiti e gli obiettivi fondamentali di un’istituzione museale pubblica. Si dovrebbe partire della definizione di «museo» offerta dall’International Council of Museums (Icom): «Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società, e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali ed immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, e le comunica e specificatamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto».

Per ottemperare a questo mandato ideale ci sarebbero poche semplici azioni da fare con la massima urgenza: indire un bando nazionale per individuare la figura di un Direttore competente, affidandone le scelta ad una commissione di professionisti del settore; affiancare al Direttore un curatore storico dell’arte (con specializzazione nella pittura dell’Ottocento) e un direttore amministrativo; rinnovare il latitante Consiglio di amministrazione (in gran parte responsabile del «sonno» della Galleria) con candidati credibili e competenti in materia giuridica, amministrativa, gestionale. Compito del CdA non è sostituirsi al Direttore nella scelta della programmazione culturale, ma quello di reperire risorse e sostenere legalmente ed amministrativamente il museo: essere membri di un tale consiglio è un privilegio che comporta prima di tutto responsabilità e doveri, non è una rendita di posizione o una vetrina dove farsi ammirare. Dovrebbe essere compito del membro indicato dalla famiglia Ricci Oddi vigilare affinché la missione originaria del museo – rappresentare la civiltà artistica del tempo del fondatore a livello nazionale (e internazionale) – non venga stravolta.

A questo punto il nuovo staff potrebbe metter mano alle vere priorità del museo: la conservazione, l’educazione, la ricerca, l’organizzazione di eventi in linea con la missione del museo. Il nuovo staff curatoriale potrebbe così convocare un ingegnere competente che abbia già realizzato con successo impianti di climatizzazione museali (prevedendone anche i costi di gestione), per mettere finalmente mano a uno dei principali handicap della Galleria, la mancanza di un affidabile controllo climatico (senza il quale ogni prestito da altra istituzione museale è ormai impossibile); stabilire una relazione con un restauratore/trice competente in pittura dell’Otto e Novecento (e bisognerebbe per questo guardare in direzione della vicina Milano) per assicurare una manutenzione costante alle opere e indicare quali possano essere concesse in prestito senza rischi; impostare una relazione virtuosa con la nuova realtà culturale ed espositiva della Fondazione nell’edificio ex-Enel; possibilmente recuperare gli spazi espositivi oggi in uso agli Amici dell’Arte per le proprie esposizioni temporanee, offrendo all’Associazione (che nel tempo si è trasformata in qualche cosa di molto lontano dagli amici del tempo di Ricci Oddi) spazi alternativi in altra sede; aggiornare costantemente il sito web e gestire i Social Media, divenuti nel tempo componenti fondamentali nella vita quotidiana di qualsiasi istituzione museale; promuovere ricerche e studi sulla collezione, anche con la collaborazione di studiosi esterni, con esiti sia a stampa sia online; ritessere il dialogo (inaugurato a suo tempo da Fugazza) con altre importanti collezioni di pittura dell’Ottocento e del primo Novecento, a livello nazionale e internazionale; valutare, insieme al Cda, la presenza di un possibile caffè all’interno della struttura (nel bel chiostro, per esempio).

Solo a questo punto si potrà pensare a una programmazione dove gli «eventi» – mostre temporanee, conferenze, attività educative, laboratori, ecc - si inseriranno organicamente e in maniera naturale nella vita dell’istituzione. Siamo convinti che solo in questo modo la Ricci Oddi potrà risvegliarsi dal suo lungo sonno e tornare ad essere una realtà viva al servizio della cittadinanza, generatrice di conoscenza e di cultura, custode di un’eredità da valorizzare e trasmettere alle generazioni future. Ma senza una coerente strategia per il futuro non sarà l’evento del giorno, il felice ritrovamento di un dipinto, per quanto bello e importante, a far rifiorire l’istituzione. Presto le cronache volteranno pagina, il clamore mediatico si spegnerà e, senza un’azione tempestiva e lungimirante, il fiore che sembrava potersi dischiudere tornerà irrimediabilmente ad avvizzire. E la giovane donna ritratta da Gustav Klimt oltre un secolo fa si ritroverà nuovamente sola, senza chi la ammiri o si prenda cura di lei.

Gabriella Belli
Davide Gasparotto
Fernando Mazzocca
Tomaso Montanari
Salvatore Settis

Elenco aggiornato il 17 giugno:

Francesco Aceto (già Università di Napoli Federico II)
Diego Arich (Accademia di Belle Arti G.B. Cignaroli, Verona)
Andrea Bacchi (Direttore della Fondazione Federico Zeri, Bologna)
Gabriella Belli (Direttore dei Musei Civici Veneziani)
Gioacchino Barbera (già Direttore del Museo Regionale di Messina)
Roberta Battaglia (Gallerie dell’Accademia, Venezia)
Virginia Bertone (Galleria d’arte moderna e contemporanea, Torino)
Giorgio Bonsanti (già Direttore dell’Opificio delle Pietre Dure, Firenze)
Linda Borean (Università di Udine)
Laura Cavazzini (Università di Trento)
Fulvio Cervini (Università di Firenze, Presidente Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell’Arte)
Emanuela Daffra (Direttore, Polo Museale Regionale della Lombardia)
Andrea De Marchi (Università di Firenze)
Andrea Di Lorenzo (Museo Poldi Pezzoli, Milano)
Carlo Falciani (Accademia di Belle Arti di Firenze)
Flavio Fergonzi (Scuola Normale Superiore, Pisa)
Maria Teresa Filieri (già Direttore dei Musei Nazionali di Lucca)
Federico Fischetti (Gallerie Estensi, Modena)
Alessandra Galizzi (Università di Trento)
Davide Gasparotto (J. Paul Getty Museum, Los Angeles)
Cecilia Ghibaudi (già Pinacoteca di Brera, Milano)
Cristiano Giometti (Università di Firenze)
Francesco Gonzales (Ufficio Beni Culturali, Diocesi di Novara)
Barbara Guidi (Galleria d’arte moderna e contemporanea, Ferrara)
Marco Jellinek (Officina Libraria, Milano)
Donata Levi (Università di Udine)
Laura Lombardi (Accademia di Brera, Milano)
Elisabetta Longari (Accademia di Brera, Milano)
Alessandro Marchi (Polo Museale Regionale dell’Emilia Romagna)
Paola Marini (già Direttore delle Galleria dell’Accademia, Venezia)
Fernando Mazzocca (Università di Milano)
Tomaso Montanari (Università per Stranieri di Siena)
Andrea Nante (Direttore del Museo Diocesano, Padova)
Alessandro Nova (Direttore del Kunsthistorisches Institut, Firenze)
Pier Luigi Panza (Politecnico di Milano)
Antonio Pinelli (già Università di Firenze)
Marina Pugliese (California College of the Arts, già Direttore del Museo del Novecento, Milano)
Sergio Rebora (Curatore artistico del Cimitero Monumentale di Milano)
Federica Maria Rovati (Università di Torino)
Xavier Salomon (The Frick Collection, New York)
Ulisse Tramonti (Università di Firenze)
Salvatore Settis (già Scuola Normale Superiore, Pisa)
Annachiara Tommasi (storico dell’arte, Verona)
Anna Torterolo (storica dell’arte, Milano)
Massimo Visone (Università di Napoli Federico II)

AA.VV., edizione online, 15 giugno 2020

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  • L'interno della Galleria Ricci Oddi a Piacenza
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