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Mostre

Cecchini e Ceccobelli a Palazzo Collicola

L'istituzione spoletina presenta anche un percorso espositivo radicalmente ripensato

La facciata di Palazzo Collicola a Spoleto

Spoleto (Pg). Svelando nuove sculture di Loris Cecchini, sculture dalle forme organiche in metallo riflettente che si adeguano ai luoghi in cui l’artista le colloca, e svelando un ciclo di opere in marmo e pietra di Bruno Ceccobelli, il 29 giugno Palazzo Collicola - Arti Visive apre il doppio appuntamento espositivo in concomitanza del sessantaduesimo Festival dei Due Mondi di Spoleto. Gli interventi di Cecchini e Ceccobelli, precisa il neodirettore di Palazzo Collicola Marco Tonelli, resteranno nell’edificio fino alla fine di settembre.

«Cecchini propone sculture modulari che adatta alla base esterna davanti al palazzo in piazza e sospende altre sculture nella sala affrescata del barocchetto spoletino, facendo interagire i motivi floreali di inizio ’700 al piano nobile della galleria con motivi floreali della sua opera», spiega Tonelli. Titolo dell’intervento del cinquantenne artista toscano, una delle punte di diamante della Galleria Continua, «Hypermeasures».

Quanto al sessantaseienne Ceccobelli, l’autore battezza il suo lavoro per Spoleto «Mormoriimarmorei»: «L’artista ha concepito un itinerario di sculture in tredici stanze, con frammenti di corpi e di parti anatomiche, dedicate al ciclo della vita nello spirito iniziatico di Ceccobelli», aggiunge Tonelli. Restando nell’atmosfera del festival spoletino, l’immagine del manifesto dell’edizione 2019 è stata commissionata al fotografo nordamericano David LaChapelle che ha inquadrato una modella nera con ali e veli trasparenti sullo sfondo di una costa tropicale.

Il 29 giugno Palazzo Collicola presenta anche il percorso espositivo radicalmente ripensato. La collezione della Galleria d’Arte Moderna si trasferisce, continua il direttore, «dal primo piano, dove finora era in condizioni degradate, al secondo. Il nuovo allestimento mette in risalto le tematiche del nucleo portante della collezione».

Si tratta, in particolare, delle sculture lasciate grazie a «Spoleto62», la mostra che Giovanni Carandente organizzò nel 1962 nella città umbra, del Premio Spoleto «che vide tra i suoi vincitori autori come Pino Pascali, Mario Ceroli e Giuseppe Uncini» e dell’Informale, con nomi come Ennio Morlotti o Sergio Vacchi.

«Il percorso delle sculture segue la forte eredità lasciata da Carandente. Avremo sale sulla “Scuola di San Lorenzo”, sulla scultura astratta, per esempio Anthony Caro, su Beverly Pepper, su Giò Pomodoro e Arnaldo Pomodoro arrivando a esponenti come Ettore Colla, afferma Tonelli. Altre sale fanno il punto sulle ricerche astratte dal Gruppo Forma a Piero Dorazio e Giulio Turcato, su Alexander Calder, sulla figurazione con Luigi Ontani, Stefano Di Stasio, Roberto Barni. Naturalmente c’è Sol LeWitt. Di Leoncillo esponiamo una trentina di opere e i suoi disegni insieme a quelli dell’altro umbro Alberto Burri». Anche la grafica e la segnaletica vengono ridisegnate. «Il nuovo allestimento potrà essere rivisto ma rispettando la tematicità delle tappe», conclude il direttore.

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 398, giugno 2019



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