Carrube, carbone profondo e altri materiali per Marco Gastini

Alla Galleria Otto di Bologna tre stanze, tre sole presenze e lo spazio bianco che si lascia prendere, che arretra e si dissolve, intorno a una pittura intensa, polimaterica e polifonica, che nasce dalla parete per espandersi e diventare tattile

«Oriens» (1983) di Marco Gastini
Valeria Tassinari |  | Bologna

Tre stanze, tre sole presenze e lo spazio bianco che si lascia prendere, che arretra e si dissolve, intorno a una pittura intensa, polimaterica e polifonica, che nasce dalla parete per espandersi e diventare tattile, in una concezione dell’opera che in origine somiglia al quadro ma chiaramente nasce per divenire anche altro.

C’è tutta l’intensità della fase centrale della poetica di Marco Gastini (il ventennio tra i primi anni Ottanta e il 2000, di svolta dopo le esperienze concettuali degli anni Settanta) nelle tre opere scelte dall’amico Nino Castagnoli, critico con cui l’artista torinese ha condiviso molte esperienze e ricerche, in un asse tra Bologna e a Torino che per molti anni è stato linea feconda di scambio e elaborazione teorica, grazie anche al rapporto continuativo con la galleria Otto, che per l’artista è stata un riferimento fino alla sua scomparsa nel 2018 e dove le opere sono esposte fino al 30 luglio.

Partendo dalla specificità dello spazio espositivo e dalla volontà di cercare il massimo respiro per ogni singola opera, questo sentito omaggio a Gastini è un distillato di qualità che offre una rilettura di sintesi, essenziale ma non certo scarna, del suo operare. Selezionate grazie alla collaborazione con l’Archivio Gastini, le opere si presentano in una sequenza incalzante di dialoghi tra materie e cromie: dalle carrube che, come gesti nel vento, condensano il carbone profondo del «Grande nero» (1982), ai materiali di recupero che muovono in un equilibrio rarefatto la superficie del raffinato «Oriens» (1983) fino a «Nel volo… Roma», dove il quadro è sequenza incalzante che s’immerge nel pensiero.

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