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Mostre

Caravaggio & Friends a Palazzo della Meridiana

In mostra 30 dipinti, tra cui numerosi inediti, provenienti da collezioni pubbliche e private

«Sant'Orsola», di Bernardo Strozzi

Genova. Nel cosiddetto Secolo dei Genovesi, epoca di massimo splendore economico e finanziario per la repubblica marinara, la cultura figurativa ligure, grazie all’apporto dei pittori stranieri richiamati dalle ricche committenze di dogi, mercanti e finanzieri, assunse com’è noto una portata di carattere internazionale.

Tra i numerosi artisti giunti in città, notevole rilevanza ebbe la presenza nell’agosto del 1605 di Caravaggio in fuga da Roma, dove aveva aggredito il notaio Mariano Pasqualone. Nonostante la brevità del suo soggiorno, il suo passaggio esercitò un’influenza determinante sul contesto artistico locale: innanzitutto poiché diversi aristocratici genovesi, prima e dopo questo episodio, gli commissionarono uno o più dipinti (e numerose tracce di suoi capolavori trovano infatti riscontro nella ricca stagione collezionistica della città); in secondo luogo perché la sua pittura rappresentò un lascito fondamentale per gli artisti genovesi a lui contemporanei e per quelli delle due successive generazioni.

Agli esiti di quest’importante e diffusa eredità artistica è dedicata la mostra «Caravaggio e i Genovesi. Committenti, collezionisti e pittori», curata da Anna Orlando e visitabile a Palazzo della Meridiana dal 14 febbraio al 24 giugno.

Accompagnata da un corposo catalogo (Sagep) in cui una decina di studiosi coordinati dalla Orlando sviscerano la questione di Caravaggio a Genova, l’esposizione analizza capillarmente il confronto da parte degli artisti locali con i più caratteristici temi della pittura caravaggesca (in particolare l’interazione tra luce e spazio nelle sue animate e teatrali messe in scene) e con i soggetti più ricorrenti della sua opera: Ecce Homo, Incredulità di san Tommaso, Giuditta e Oloferne e san Giovannino.

Proprio partendo dal suo «Ecce Homo» della collezione dei Musei di Strada Nuova la mostra si spinge a investigare, attraverso trenta dipinti, tra i quali numerosi inediti, provenienti dalle collezioni pubbliche cittadine e da raccolte private, gli esiti della pittura genovese alla luce della rivoluzionaria maniera di Caravaggio.

E se tra le opere dedicate al tema della luce si segnala in particolare «Il martirio di sant’Orsola» di Bernardo Strozzi (dipinto in cui il pittore genovese rese omaggio all’ultima tela dipinta da Caravaggio prima della sua morte), una miriade di rimandi mette in evidenza, all’interno della mostra, i numerosi richiami, nella cultura figurativa ligure, alle innovative soluzioni linguistiche del Merisi.

Matteo Fochessati, da Il Giornale dell'Arte numero 394, febbraio 2019


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