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Mostre

Canaletto, XX secolo

Al Museo Ettore Fico la «recita casuale» di Massimo Vitali

Torino. Se Canaletto avesse potuto mettere l’occhio dietro l’obiettivo di una macchina fotografica, il suo lavoro, con tutta probabilità, sarebbe stato affine a quello di Massimo Vitali (1944). La profondità di campo, la definizione dei dettagli, la nitidezza dell’immagine e l’assenza di atmosfera e sfumature sono i tratti che accomunano le loro opere. A mettere in luce tale somiglianza è Andrea Busto, direttore del Mef e curatore dell’antologica «Costellazioni umane» che il museo dedica al fotografo comasco fino al 5 luglio. Sono esposti una trentina di lavori, realizzati negli ultimi 25 anni; i soggetti spaziano dalle assolate e affollatissime spiagge italiane, fotografate negli anni Novanta in periodo di vacanze, al Jova Beach Party Tour della scorsa estate. Nonostante ciascuna immagine sembri una gigantesca coreografia orchestrata a tavolino, in realtà i soggetti si muovono spontaneamente e in totale assenza di istruzioni: «Come in Canaletto le figurine recitano parti di una commedia scritta in modo corale, così in Vitali le persone appaiono dirette da un regista fuori scena. Tutto è proiettato su uno schermo in cui i protagonisti recitano, come attori istruiti, parti a loro destinate dai fatti contingenti», spiegano dal museo. Le immagini fotografate da Vitali sono frammenti di realtà sottovuoto, in cui la casualità si piega al pensiero razionale e scientifico in pieno spirito illuminista. Anche i titoli concorrono allo scopo: «È come se l’artista destinasse alle persone ritratte parti precise e ruoli da primo attore, proseguono. Succede in “De Haan Kiss” (2001), in cui due ragazzi in primo piano si scambiano un bacio, o in “Cefalù Orange Yellow Blue” (2008), dove vi sono costumi da bagno colorati. Ma è il caso che determina il titolo dell’opera, deciso in post produzione dopo un attento riesame della fotografia». Lo sguardo algido di Vitali trasforma brulicanti masse di individui eterogenei in un superorganismo esteticamente perfetto che suscita meraviglia, la stessa che susciterebbe osservare su qualsiasi altro pianeta una forma di vita complessa. La mostra è accompagnata da catalogo (Steidl Verlag) e realizzata in collaborazione con la galleria Mazzoleni (Torino, Londra).

Jenny Dogliani, da Il Giornale dell'Arte numero 406, marzo 2020



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