Caccia alla tigre al Forte di Bard

Più di 49mila le immagini inviate per il 56mo Wildlife Photographer of the Year

Sergey Gorshkov, «The embrace», 2020 © Sergey Gorshkov, Wildlife Photographer of the Year 2020
Monica Poggi |  | Bard

Fin dalle origini della fotografia, amatori e scienziati hanno cercato di raccontare anche gli aspetti più selvaggi dell’universo animale, inizialmente accontentandosi di ritrarlo all’interno degli zoo, che permettevano una maggiore staticità di ripresa, poi organizzando safari nei luoghi più remoti del pianeta. Alla fine del XIX secolo, avventurarsi in una simile impresa era un’esperienza rischiosa e decisamente impegnativa, soprattutto per le enormi e pesanti apparecchiature impiegate, che comprendevano anche una camera oscura portatile, oltre alle sostanze chimiche per lo sviluppo e gli ingombranti travestimenti utilizzati per mimetizzarsi nella natura.

Il rapido miglioramento della tecnologia ha però cambiato le cose, permettendo riprese sempre più ravvicinate e veloci, tanto che la fotografia naturalistica coinvolge oggi un gran numero di professionisti e appassionati. Lo testimonia la mostra «Wildlife Photographer of the Year», nel Forte di Bard dal 28 maggio al 31 agosto, anteprima italiana della 56ma edizione del prestigioso riconoscimento conferito dal Natural History Museum di Londra.

Se la prima edizione del premio, organizzata dalla rivista «Animals» nel 1965, contava solamente 361 candidature, quest’anno sono più di 49mila le immagini inviate da fotografi di tutto il mondo. Una giuria internazionale di esperti ha selezionato i vincitori delle varie categorie, seguendo i criteri di qualità e originalità e valorizzando quegli scatti capaci di raccontare la bellezza e la diversità di un pianeta sempre più da difendere.

Vincitore del titolo Wildlife Photographer of the Year 2020 è Sergey Gorshkov, con l’immagine di una tigre siberiana, specie in via d’estinzione, che marca il territorio strusciandosi su un antico abete della Manciuria, scatto per il quale sono stati necessari più di dieci mesi di appostamento e una moderna fotocamera con sensore di movimento. Fra i vincitori anche due fotografi italiani: Luciano Gaudenzio, che conquista il podio per la categoria Earth’s Environments con la fotografia «Etna’s River of Fire», e Alberto Fantoni, vincitore del Rising Star Portfolio Award.

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