Balla, ballate e balliani

La visionaria bizzarria del cofondatore del Futurismo anche nella sua casa romana

Lo studiolo rosso di Casa Balla. Cortesia di Fondazione MaXXI
Guglielmo Gigliotti |  | Roma

«Casa Balla. Dalla Casa all’universo e ritorno» è un progetto del MaXXI che risveglia il matrimonio di arte e vita, per come lo intese Giacomo Balla: nato nel 1871 a Torino (si celebra il centocinquantenario), e morto a Roma nel 1958, il cofondatore del Futurismo visse, dal 1929, con la moglie Elisa e le due figlie Luce ed Elica in un appartamento, in via Oslavia 39b, che trasformò in opera d’arte totale.

Tutte le camere, il corridoio, i bagni e la cucina divennero dipinti a colori vivaci e forme dinamiche, comprese le porte e le mattonelle. Ex novo vennero progettati e realizzati mobili, arredi e utensili, tra cui policromi tavolini, sedie, scaffali, piatti. Ora, parallelamente a una mostra aperta al MaXXI dal 17 giugno al 21 novembre, dal 25 giugno (e sempre fino al 21 novembre) sarà possibile visitare la Casa Balla, ogni fine settimana, previa prenotazione.

Lo studiolo rosso, la sala da pranzo verde, le stanze di Luce ed Elica torneranno a essere ammirati nella loro visionaria bizzarria, in dialogo con le opere che lì saranno esposte: disegni e bozzetti di opere di tutte le stagioni di Giacomo Balla, da quella divisionista, a quella futurista (tra cui i tre grandi pannelli de «Le mani del popolo italiano»), alla figurazione degli ultimi decenni.

La mostra al MaXXI, curata, come l’intera iniziativa, da Bartolomeo Pietromarchi, direttore di MaXXI Arte, e da Domitilla Dardi, curatrice per il design presso lo stesso museo, vede l’esposizione delle opere e dei progetti di artisti, architetti e designer nati su ispirazione dell’opera e della poetica balliana. Si tratta di Ila Bêka e Louise Lemoine, Carlo Benvenuto, Alex Cecchetti, Jim Lambie, Emiliano Maggi, Leonardo Sonnoli, Space Popular, Cassina con Patricia Urquiola.

A far da contrappunto alle ideazioni contemporanee, arazzi, disegni, bozzetti, mobili, arredi originariamente parte di Casa Balla, dispersi poi in collezioni private, e ora per l’occasione riuniti.

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