Aspettando Botticelli, tra Carracci e Beccafumi

L'arte antica italiana è al centro delle aste newyorkesi di Christie's e Sotheby's a metà ottobre

Sandro Botticelli, «L'uomo dei dolori (Ecce homo)», 1500 ca © Sotheby's
Daniel Cassady e Elena Correggia |  | New York

Sotheby's annuncia per il prossimo gennaio la vendita a New York, dopo un tour globale tra Hong Kong, Los Angeles, Londra e Dubai, del «capolavoro definitivo della tarda carriera di Botticelli», ossia la tavola raffigurante «L'uomo dei dolori (Ecce homo)» del 1500 circa e che si stima otterrà oltre 40 milioni di dollari (di proprietà di un collezionista americano, è apparso all'asta per l'ultima volta nel 1963, quando è stato venduto al prezzo relativamente modesto di 10mila sterline perché ritenuto «un'opera di laboratorio e scuola»). Ma l'arte antica italiana è al centro anche delle aste che sia Christie's sia Sotheby's propongono a New York a metà mese.
Il 14 ottobre comincia proprio Christie's con la vendita di «Dipinti antichi e sculture», in cui il naturalismo permeato di intima emotività di Annibale Carracci guadagna il centro della scena con un’«Annunciazione» stimata 2,5-4,3 milioni di euro. Si tratta di un ritrovamento del 2013 di un'opera fino ad allora conosciuta solo attraverso fotografia e che viene datata dagli studiosi intorno al 1580, dopo la visita a Venezia e la scoperta di Tiziano e dei suoi colori da parte dell’artista.

Tra fondi oro, fiamminghi e maestri italiani fra Cinque e Seicento si fa poi notare un «Ritratto di giovane gentiluomo» in passato ritenuto un autoritratto di Raffaello per la qualità esecutiva e l’intenso rigore dello sguardo e solo successivamente attribuito dalla critica alla migliore produzione del fiorentino Giuliano Bugiardini (1-1,5 milioni).

Un altro ritratto, questa volta di gruppo a mezzo busto, con protagonisti quattro senatori veneziani, dà prova della maestria di Domenico Tintoretto nella personalizzazione fisiognomica dei volti (255-426mila). Lo stesso giorno Christie’s organizza anche una vendita dedicata alla raccolta di disegni antichi appartenuti a Herbert Kasper. Nato a New York nel 1926, dopo gli studi a Parigi, Kasper si affermò come designer di moda lavorando soprattutto per Leslie Fay ma dagli anni Cinquanta avviò anche una raffinata e composita collezione d’arte, spaziando dai disegni e dipinti degli antichi maestri alla fotografia contemporanea, dalle arti decorative al design.

Alcuni disegni sono già stati donati al Morgan Library&Museum di New York e ora la collezione d’arte viene dispersa da Christie’s in più vendite fra ottobre e dicembre con la prospettiva di totalizzare una cifra superiore a 9,8 milioni, di cui una parte sarà devoluta in beneficenza. L’asta «Always in style: old master drawings from the collection of Herbert Kasper» include una serie di lavori di maestri del tardo Rinascimento fra i quali Paolo Veronese, con un foglio di studi che colgono il momento della creazione artistica attraverso pentimenti e analisi di rapporti tra figure (340-512mila).

Emerge poi l’apprezzamento di Kasper per il Manierismo con numerose opere fra XVI e XVII secolo in cui sono centrali la rappresentazione del corpo umano e l’accuratezza del dato anatomico, come traspare nell’«Angelo in volo» del Cavaliere d’Arpino (213-298mila), ma anche nel «Nudo di uomo che guarda a destra all’insù» di Francesco Salviati (170-256mila), nei ritratti di Baccio Bandinelli e Taddeo Zuccari e negli studi di Peter Paul Rubens.
Il 18 ottobre invece Sotheby's presenta la vendita di 55 opere dalla collezione del mercante d'arte e collezionista Richard L. Feigen (morto di Covid-19 lo scorso gennaio all'età di 91 anni). Feigen, che si definiva un «collezionista in abiti da mercante» era particolarmente attratto dall'arte italiana dal XIII secolo al Barocco, dai pittori romantici inglesi e francesi e dagli espressionisti tedeschi, tutti inclusi nella vendita.

Tra le opere più importanti dell'asta ce ne sono 8 del romantico inglese Richard Parkes Bonington, uno dei tanti artisti che Feigen riteneva «sottovalutato», compresi i due schizzi di paesaggi en plein air riccamente dettagliati dipinti durante il viaggio dell'artista in Italia nel 1826 con il suo mecenate, il barone Charles Rivet: «Palazzo Monolesso-Ferro, Palazzo Contarini-Fasan e Palazzo Contarini» (2-3 milioni di dollari), che è stato dipinto a Venezia, e «Veduta di Lerici» (1-1,5 milioni di dollari). Durante la sua carriera Feigen ha difeso artisti che secondo lui non avevano ancora ricevuto il riconoscimento che meritavano e ha contribuito a consolidare le quotazioni di Francis Bacon, Jean Dubuffet e Jasper Johns, ma c'erano pochi artisti per i quali ha combattuto con forza e con successo come Max Beckmann. Una delle sue più potenti opere astratte, «Grosser Steinbruch in Oberbayern» (Grande cava nell'Alta Baviera; 1,8-2,5 milioni di dollari) è inclusa nella vendita, così come il ritratto del 1926 «Bildnis enies Türken» (Ritratto di un turco, stima 2-3 milioni di dollari).

L'asta include anche opere di antichi maestri italiani, tra cui «Il profeta Geremia» di Lorenzo Monaco (600-800mila dollari), «L'adorazione di Gesù Bambino» di Domenico Beccafumi (300-500mila di dollari) e quella di Benozzo Gozzoli (200-300mila dollari) e i «Tre angeli musicanti» di Bergognone (80-120mila dollari). Feigen era noto per i suoi consigli attraverso i quali esortava i suoi clienti a comprare il meglio che potevano permettersi perché «la merda non costa mai molto meno». E nel 2009, in un'intervista per lo Smithsonian Archives of American Art, disse: «Beh, non voglio essere arrogante, ma ho un buon occhio. Ho molto, molto buon gusto».

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